PIEMONTE
Due disegni di legge fermi da oltre tre anni in commissione
“Da più di tre anni due disegni di legge regionale per la promozione della famiglia sono arenati in commissione consiliare, mai passati all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio”. Lo afferma Luigi Lombardi, presidente regionale del Forum delle associazioni familiari che, attivo dal 1997, raccoglie oggi 22 associazioni cattoliche, in rappresentanza di circa 200 mila famiglie piemontesi. I due disegni (ddl 300 e 302) sono stati presentati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro (16 e 20 giugno 2006). Il primo dal centrosinistra, l’altro dal centrodestra, quest’ultimo sul testo elaborato insieme al Forum delle associazioni familiari. “Ma i due disegni – spiega Lombardi – differiscono per pochissimi particolari, poiché anche la proposta del centrosinistra è frutto di proficui dibattiti e incontri con il Forum”. Parole suffragate dalle affermazioni di consiglieri di centrodestra che si sono dichiarati “pronti a votare anche la legge proposta dalla sinistra”. Secondo autorevoli osservatori, però, se ne riparlerà solo nella nuova legislatura, dopo le elezioni del 2010, con l’entrata in vigore, tra l’altro, del nuovo regolamento del Consiglio regionale, che limiterà la possibilità di ostruzionismi.Parallelismi erronei. “Purtroppo – osserva Lombardi – sembra che in Piemonte la proposta di legge sulla famiglia debba essere una sorta di contrappeso applicabile solo in parallelo ad altri provvedimenti, per esempio quelli sul riconoscimento delle coppie stabilmente conviventi. È evidente che alcuni esponenti politici e culturali in Regione sono convinti, erroneamente, che concedere diritti alle famiglie equivalga a toglierli ad altre categorie”. Invece, “il testo presentato tre anni fa dal Forum – sottolinea il presidente – è stato redatto in vista della massima condivisibilità, seguendo il principio ispiratore della distinzione fra assistenza e promozione: la prima va garantita a tutti, in ogni caso; la seconda indirizzata alle famiglie fondate sul matrimonio, e considerate come soggetti sociali, così come sono riconosciute dagli articoli 29 e 30 della Costituzione”. Qualche esempio: l’art. 3 del ddl – Interventi per la promozione della famiglia – propone di disporre “una riserva pari al 20 per cento sui programmi di edilizia residenziale pubblica destinata alle giovani coppie che intendono contrarre matrimonio”, oppure la concessione da parte della Regione di “prestiti senza interessi o a tasso agevolato alle famiglie per la ristrutturazione della prima casa, sulla base di convenzioni con banche o istituti finanziari”. Ancora: la promozione economica dell’associazionismo familiare (art. 5) e l’istituzione (art. 7) di un “Osservatorio permanente sulle famiglia e sulle responsabilità familiari, al fine di un monitoraggio costante sull’efficacia degli interventi di promozione in favore della famiglia”.Una fiscalità più equa. Capitolo a parte è destinato ad una più equa fiscalità familiare, tema sul quale tra il 2007 e il 2008 in Piemonte sono state raccolte oltre 27 mila firme in appoggio alle proposte del Forum. “Per una compiuta giustizia sociale – spiega Lombardi – i criteri per le erogazioni di servizi devono tenere conto del reddito familiare imponibile, ma diminuito di 2 mila 850 euro per ogni figlio a carico e 5 mila 700 euro se il familiare a carico è disabile”. Secondo Giovanni Miglietta, responsabile del dipartimento regionale welfare delle Acli, la “questione familiare” è soprattutto “questione sulle politiche per l’infanzia e per gli anziani”. “Oggi – spiega – le famiglie adulte, con coniugi cinquantenni, devono sobbarcarsi il peso di tre generazioni: la loro, quella dei propri genitori, anche in condizioni di non autosufficienza, e soprattutto quella dei propri figli che necessitano di continui appoggi economici. È un sistema chiaramente insostenibile, che richiede al più presto uno sgravio sulle famiglie produttive, attraverso servizi e facilitazioni mirati e non dati una tantum indiscriminatamente”. “In relazione, poi, alla spaventosa crisi economica che stiamo vivendo – osserva Miglietta – evitare lo scivolamento nella povertà delle famiglie è fondamentale. A livello governativo, però, non sembra passato il messaggio che sostenere le famiglie significa, di fatto, rilanciare l’economia nel suo complesso. Nell’ultimo anno è stato dimezzato il fondo statale per le politiche sociali e molti Comuni sono in difficoltà nell’erogazione dei servizi”.Stabilizzatore sociale. “Politiche che puntino sulla famiglia – afferma Remo Melchio, responsabile per la provincia di Cuneo dell’associazione Famiglie nuove, legata al Movimento dei Focolari, che conta circa 30 gruppi sparsi in Regione – non solo possono garantire la stabilità del tessuto sociale, ma anche un migliore funzionamento dei servizi, per esempio sulle politiche di assistenza domiciliare. È necessario, a livello sociale, un cambiamento deciso di rotta: la famiglia non è un problema, ma una risorsa”. a cura di Andrea Ciattaglia(23 settembre 2009)