«Le due encicliche di Benedetto XVI» sono punti di riferimento irrinunciabili, che permettono di «aprire gli orizzonti della razionalità, facendo vedere la pienezza dell’amore cristiano, che sa declinarsi in ogni aspetto, dall’affettività alla carità». L’importante è che «la nostra pastorale affronti le sfide culturali più impegnative, senza dare per scontato che alcuni temi già si conoscano e non interessino». Ma da educatori cosa fare se i giovani proprio non vogliono ascoltare? «È difficile ha concluso il cardinale ma dobbiamo essere noi i primi a credere fermamente in quello che annunciamo e testimoniamo». "Anche per noi laici ha commentato Paolo Bustaffa direttore del Sir che ha coordinato il dialogo tra il cardinale e i giovani quella dell’educare è una antica e sempre nuova frontiera. E’ sempre stata un’impresa impegnativa e rischiosa, vissuta nella libertà e per la libertà. Oggi questa è l’avventura umana più grande, la testimonianza cristiana più urgente di una carità che si rivolge alla coscienza, è la strada in cui è possibile e fecondo il dialogo tra le diverse generazioni nella loro diversa bellezza, nella loro diversità di linguaggi e, appunto, di culture".