PIEMONTE
Un protocollo d’intesa contro il bullismo
Il bullismo e, più in generale, atteggiamenti violenti contro compagni di classe e danneggiamenti alle strutture scolastiche sono ormai un fenomeno diffusissimo nelle scuole piemontesi. Perciò, il 12 novembre, un protocollo d’intesa per contrastare e prevenire i fenomeni di bullismo è stato siglato tra Regione Piemonte, Ufficio scolastico regionale, Questure di Alessandria, Cuneo, Novara, Torino, Verbania e Vercelli e Comando dei Carabinieri del Piemonte e Val d’Aosta. La firma estende a tutta la Regione procedure e modalità di contrasto al bullismo già attuate nelle scuole della Provincia di Torino dal 2007 (dove sono state richieste dal 95% degli Istituti). Si tratta di azioni mirate per “riaffermare e diffondere la cultura del rispetto e della non violenza tra le giovani generazioni”: tra gli interventi promossi ci sono incontri di formazione periodici fra esponenti delle forze dell’ordine e gli alunni delle scuole piemontesi, la costituzione di un gruppo di lavoro interistituzionale per la realizzazione e il monitoraggio delle azioni anti-bulli e la realizzazione, a carico dell’Ufficio scolastico regionale, di corsi formativi per il personale scolastico della scuola (docente e non) su un tema così specifico e delicato.Bulli e vittime. Il protocollo traccia la via per la distinzione tra atti di rilevanza penale (danneggiamenti, atti vandalici, percosse) ed episodi di bullismo: “Questi ultimi – spiega Roberto Trinchero, professore associato di pedagogia sperimentale presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Torino – non vanno confusi con i primi, ma sono atti ripetuti e sistematici di violenza fisica, verbale o psicologica perpetrati da un soggetto, il bullo o il gruppo di bulli, ad un altro, la vittima”. In un recente libro (aprile 2009), “Io non ho paura. Capire e affrontare il bullismo”, Trinchero ha isolato attraverso 70 interviste ad insegnanti delle scuole elementari e medie del Piemonte alcuni casi significativi e tracciato un preciso identikit dei bulli. “Sono bambini e ragazzi, per lo più maschi, ma anche, con modalità differenti, ragazze – spiega il docente – che in qualche modo pensano esplicitamente: esistono «figli di un dio minore» (le vittime) ed è giusto vessarli, perché in qualche modo inferiori a noi, per come parlano, per come vestono, per come si comportano”. Le vittime vengono scelte con cura quasi “scientifica”: “Si tratta generalmente di soggetti timidi, che non si adattano ai modelli dominanti della società e quindi risultano «altri», estranei al gruppo di bulli: non ascoltano la musica o non conoscono il cantante del momento né vestono all’ultima moda, non sono bravi nell’attività sportiva, spesso appartengono ad un gruppo etnico differente”.L’importanza dell’ambiente familiare. Bulli si diventa davvero presto: “Insegnanti ed esperti sono concordi nel dire, e la ricerca sul campo lo conferma, che spesso nella scuola primaria il bullismo è presente, ma in forma latente, quasi nascosta: si manifesta in tutta la sua forza e brutalità soprattutto a partire dal quinto anno e con l’ingresso nelle scuole secondarie di primo grado (ex medie) nelle quali gli adolescenti si sentono ormai «grandi» e quindi legittimati a riprodurre dinamiche di potere che apprendono dal mondo degli adulti, senza però averne i contrappesi”. Già, perché, secondo Trinchero, il bullismo ha un origine ben precisa: “È dal contesto familiare (e per i ragazzi più grandi dal gruppo amicale) che il ragazzo trae i modelli di comportamento che adotta a scuola e nella vita: nella mia ricerca ho notato che spesso i bulli provengono da famiglie con sistemi di valori poco improntati al rispetto reciproco e all’empatia verso i problemi altrui”. E non sono solo poveracci, immigrati o famiglie disagiate: “Anche i nuclei familiari agiati che trasmettono ai figli un’ideologia di competizione e di primato a tutti i costi, sono nidi ideali per lo sviluppo del bullismo”.Educarsi ad educare. Proprio sul tema del rafforzamento delle competenze educative dei genitori l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) ha promosso, a partire da novembre 2009 e fino a marzo del prossimo anno, un ciclo di diciotto incontri di formazione e confronto delle proprie esperienze in altrettanti Istituti piemontesi. Una sorta di itinerario, guidato dai formatori salesiani del Cospes (Centro di orientamento scolastico professionale e sociale), “per realizzare – spiega Augusto Suppo, presidente del comitato provinciale torinese dell’Agesc – un cammino formativo che ci permetta di riaffermare il nostro ruolo di genitori e di dare nuova linfa alla nostra missione di educatori”. Nell’anno in cui Torino sarà capitale europea dei giovani (2010), “quella dell’Agesc – dice Suppo – è una sfida che intendiamo affrontare, consapevoli del ruolo che abbiamo di fronte ai nostri figli, in collaborazione con la scuola cattolica e con la società civile: un progetto articolato in più sezioni (a seconda della scuola frequentata dai figli) che tiene conto dei bisogni e dei cambiamenti specifici dei ragazzi e che vuole ribadire il ruolo della famiglia come luogo naturale di crescita della persona”.a cura di Andrea Ciattaglia(25 novembre 2009)