DONAZIONE DI ORGANI: SPAGNOLO, I "RISCHI" DI ALCUNE "STRATEGIE POLITICHE"

In materia di trapianti, "l’intervento medico è inseparabile da un atto umano di donazione". A ricordarlo, citando la Carta degli operatori sanitari, è stato Antonio Spagnolo, docente di bioetica all’Università di Macerata, durante il Congresso internazionale sulla donazione di organi, che si chiude domani a Roma. "In vita o in morte – ha spiegato il relatore – la persona da cui si effettua il prelievo di organi deve potersi riconoscere come donatore, come uno cioè che consente liberamente al prelievo". In questo modo, "l’operatore sanitario diventa mediatore di qualcosa di particolarmente significativo: il dono di sé compiuto da una persona – perfino dopo la morte – affinché un altro possa vivere". Spagnolo, tuttavia, ha messo in guardia dal "rischio" di alcune "strategie politiche per aumentare la disponibilità di organi": ad esempio, la tendenza ad "aumentare la donazione da vivente", di fronte alla quale bisogna chiedersi "quanto si colloca nella prospettiva di sensibilizzare le persone ad esprimere volontariamente la propria volontà di donazione, o quanto attenga invece a pressioni psicologiche". La Convenzione di Oviedo, invece, considera la donazione da vivente come "ultima chance", ed "esclude qualunque possibilità di prelievo da ‘incapaci di consentire, fatta eccezione per i tessuti rigenerabili, ma ad alcune condizioni".