PIEMONTE

Costruire il lavoro

Un Fondo regionale di garanzia per il microcredito

Per garantire l’accesso al credito bancario anche a chi non ha le carte in regola per ottenere un prestito, la Regione Piemonte ha istituito un Fondo regionale di garanzia per il microcredito. Si tratta di 4 milioni di euro (2 milioni stanziati dalla Regione, 1 milione dalla Compagnia di San Paolo, 300 mila euro dalla Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e 630 mila euro da Unioncamere) che saranno messi a disposizione di chi avvierà una nuova attività lavorativa (società, cooperative, lavoratori autonomi), a copertura dei finanziamenti concessi dalle banche. In Piemonte si conta che aderiranno all’iniziativa almeno il 70% degli istituti di credito. Potranno essere concessi finanziamenti che vanno da un minimo di 3 mila a un massimo di 25 mila euro, con tasso d’interesse fisso. A seconda della somma, il periodo di restituzione del prestito varierà dai 48 ai 72 mesi, dopo un preammortamento iniziale di 6 o 12 mesi. L’agevolazione regionale varrà come “garanzia sostitutiva” (per cui la banca non potrà chiedere ulteriori garanzie) e coprirà l’80% dell’esposizione del finanziamento erogato. Dopo Lazio, Abruzzo e Sardegna, il Piemonte è la quarta regione italiana a partire con questo tipo di progetto.Sportelli nelle diocesi. Ad accompagnare e monitorare le fasi dell’istruttoria dei destinatari del Fondo regionale di garanzia per il microcredito, dall’avvio al consolidamento del progetto imprenditoriale, sarà la rete degli Uffici per la pastorale sociale e del lavoro di quasi tutte le diocesi piemontesi, coordinati dalla Fondazione don Mario Operti di Torino, in collaborazione con le associazioni di categoria rappresentate dalla Confcommercio regionale. Nel progetto di tutoraggio saranno impegnati, oltre alla Fondazione Operti di Torino, la Fondazione San Martino di Cuneo, gli Uffici della pastorale sociale e del lavoro di Ivrea, Acqui Terme, Asti, Fossano, Cuneo, Alba, le diocesi di Mondovì e di Saluzzo. “Da oltre un anno stiamo spianando la strada a questo progetto – spiega Susanna Piccioni, responsabile del Progetto microcredito della Fondazione don Mario Operti -; in questo periodo sono stati formati più di 100 volontari in tutto il Piemonte, persone altamente qualificate provenienti da esperienze lavorative nel settore dell’industria e delle banche. La loro esperienza permetterà di rispondere al meglio alle richieste che arriveranno, con particolare attenzione all’ascolto delle persone e dei loro problemi. Negli sportelli aperti in ogni diocesi avverrà il primo ascolto. Dopo questo passo, i volontari della Fondazione faranno una prima verifica dei requisiti necessari per poter ottenere il finanziamento, poi continueranno a seguire tutte le fasi del processo. Nel giro di un mese o poco più, chi avrà i requisiti potrà accedere al microcredito”.Una lunga esperienza. È dal 2004, quando è nata su iniziativa dall’arcidiocesi di Torino, che la Fondazione intitolata a don Mario Operti si occupa di microcredito: prima con il progetto “Dieci Talenti”, ora come coordinatrice delle attività di accompagnamento per l’accesso al Fondo regionale. “In questi anni di attività, solo a Torino – racconta Flavio Rosso, vicepresidente della Fondazione -, abbiamo esaminato circa 2.000 richieste, 150 persone sono riuscite a completare l’iter e ad aprire una loro azienda. Molte persone, prima considerate ‘non bancabili’, dopo aver ricevuto il nostro sostegno sono state accettate anche dalle banche, che hanno riconosciuto in loro delle garanzie. Con la firma della convenzione con la Regione, il 20 ottobre scorso, l’attività della Fondazione si amplia e va oltre i confini della diocesi di Torino. L’obiettivo della Fondazione resta quello di sempre: prestare attenzione alla persona e ai suoi bisogni, e questo non sarebbe possibile senza il contributo dei nostri volontari. Nelle situazioni di reale bisogno sono i volontari che riescono a raggiungere chi soffre davvero: spesso queste persone, per pudore o perché non sanno a chi rivolgersi, faticano a chiedere aiuto e a rivendicare i loro diritti”.Il rischio dell’usura. “Senza l’aiuto del microcredito – chiarisce Susanna Piccioni – le persone a cui le banche non riconoscono alcuna garanzia corrono il serio rischio di entrare nel circuito dell’usura. Ci aspettiamo tantissime richieste non appena il progetto sarà operativo, a fine mese. A Torino c’è già una lista d’attesa per i primi colloqui. Oggi nell’ambito di coloro che gli istituti di credito considerano ‘soggetti non bancabili’ rientrano tantissime persone, molte di più rispetto a qualche anno fa. Sono considerati senza garanzie i disoccupati, i precari, i giovani, gli stranieri, anche se hanno un contratto a tempo indeterminato. Si tratta di una fascia molto estesa di popolazione che non riesce ad accedere al credito bancario attraverso le vie tradizionali. Con il microcredito si cerca di risolvere questo problema, per dare anche a queste persone la possibilità d’investire sul loro futuro”.a cura di Gabriele Guccione(29 ottobre 2010)