"La ‘leggenda nera’ su Papa Pio XII costituisce un grave problema professionale e deontologico": lo ha detto lo storico Andrea Riccardi al convegno in corso a Roma per i 50 anni dalla morte. "E’ un problema perché Pio XII è stato un papa di grandissima popolarità tra i cattolici, ha suscitato un largo entusiasmo nelle masse che si raccoglievano in San Pietro per le sue udienze, ma è poi stato progressivamente descritto come ‘figura esecrabile’ e ‘collaboratore del nazifascismo’". Secondo Riccardi, oltre che dagli ambienti del comunismo internazionale, tale immagine negativa è stata diffusa e accreditata anche da parte di cattolici del dissenso, specie negli anni ’60 e ’70 all’epoca delle contestazioni studentesche. "Nel secondo dopoguerra Pacelli è convinto che con il comunismo ci sia poco da fare e poco da negoziare ha proseguito e di fronte all’evolversi dello scenario dei due blocchi giunse a scomunicare i comunisti". Lo storico ha poi ricordato che "la politica orientale della Santa Sede non era un modus vivendi, bensì un modus non moriendi e la cautela nei confronti del comunismo si può riscontrare anche nel Vaticano II con pronunciamenti dai toni attenuati. ‘La nostra non è voce di giudici ma lamento di vittime’, questa una sintesi della sua posizione", ha aggiunto Riccardi.