“Dopo l’attacco tedesco all’Unione Sovietica, Pio XII rifiutò di schierarsi e di schierare la Chiesa cattolica con quella che veniva presentata come una crociata contro il comunismo e, anzi, si adoperò per superare le opposizioni di molti cattolici statunitensi all’alleanza con i sovietici, anche se il giudizio sul comunismo del Pontefice e dei suoi più stretti collaboratori restò sempre radicalmente negativo”: così il Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone ha proseguito, nel suo discorso su Papa Pacelli, delineandone l’impegno a difesa delle vittime del nazismo, a partire proprio dagli ebrei. “La rappresentazione di Pio XII come indifferente di fronte alla sorte delle vittime del nazismo i polacchi e, soprattutto, gli ebrei e addirittura come ‘Papa di Hitler’, prima ancora che oltraggiosa è dunque dal punto di vista storico insostenibile, così come senza fondamento storico è l’immagine di un Pontefice succube degli americani e ‘cappellano dell’Occidente’, diffusa e sempre sostenuta dai sovietici e dai loro sostenitori nelle democrazie europee durante la guerra fredda”. Bertone ha poi esortato a consultare i “tre milioni e mezzo di documenti dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra, istituito per volontà di Pio XII subito dopo l’inizio del conflitto, fondo che arriva al 1947 ed è interamente aperto, ma nonostante questo quasi inutilizzato”. (segue)