"Una scelta molto pragmatica", la cui portata "non può essere comunicata da retoriche affermazioni di parte". Così, sull’Osservatore Romano di oggi, Giuseppe Fiorentino commenta l’elezione di Barack Obama nella quale, afferma, alcuni hanno già letto "la fine della «rivoluzione neocon» avviata da Ronald Reagan e maturata negli otto anni di amministrazione Bush". Certo, osserva Fiorentino, "il desiderio di cambiamento era palpabile. Ma non necessariamente l’elezione di Obama deve essere analizzata come contraria a qualcosa o a qualcuno. Anche perché come ha evidenziato il presidente eletto non è questo il momento delle rivendicazioni. È invece il tempo dell’unità e della coesione". Secondo Fiorentino "non saranno tutte rose e fiori. Obama ne è di certo ben consapevole. Grandi sfide politiche, sociali, economiche, morali lo attendono. A cominciare dalla necessità di conquistare consenso in quegli Stati dell’Unione dove più forte è la presenza dei conservatori. Ciò sarà anche possibile grazie all’impeccabile accoglienza dell’esito del voto da parte di McCain, che, con esemplare senso dello Stato, ha definito l’eletto «il mio presidente»". Con il sostegno popolare, conclude Fiorentino, "Obama potrà affrontare le grandi questioni interne e internazionali".