PIEMONTE

Il beneficio e il disagio

Chi ha la casa può ingrandirla, ma chi non l’ha?

Ingrandire di qualche camera la villetta o ampliare il capannone industriale in Piemonte è diventato più facile. Le modifiche apportate alla legge regionale per lo “Snellimento delle procedure in materia di edilizia e urbanistica” semplificano ulteriormente le regole edilizie vigenti. La nuova legge, approvata il 1° marzo scorso dal Consiglio regionale del Piemonte, consentirà di ingrandire le case uni e bifamiliari del 20% e i laboratori artigianali e industriali del 30% (fino a un massimo di 2.000 mq). Gli interventi, inoltre, potranno essere eseguiti in deroga rispetto alle regole prescritte dai Piani regolatori comunali. La legge regionale approvata dall’attuale maggioranza rivede i criteri e i requisiti che erano richiesti dalla vecchia legge sul cosiddetto “Piano casa”, varata dalla precedente amministrazione il 14 luglio 2009. Secondo gli estensori del nuovo “Piano casa” (legge regionale 1 del 2011), “il provvedimento è stato reso necessario per sostenere il settore edilizio e aiutare le piccole imprese”, oltre che “per rispondere alle esigenze abitative delle famiglie piemontesi”. Le possibilità di ampliamento concesse dalla legge del 2009 (valide fino al 31 dicembre 2011) sono state prorogate di un anno, fino al 31 dicembre 2012. Le differenze principali rispetto al vecchia legge sul “Piano casa” sono tre: per ingrandirsi non sarà più obbligatorio migliorare le prestazioni energetiche di tutto l’immobile, ma solo della parte di nuova costruzione; si potranno ampliare anche gli edifici non residenziali (officine artigianali, capannoni industriali e alberghi); non è più prevista alcuna azione di controllo da parte dei Comuni.Un’opportunità in più. Secondo Federabitazione Piemonte, “la nuova legge regionale consentirà alle cooperative di abitazione interessate di effettuare interventi per la realizzazione di nuove unità abitative o per l’ampliamento di quelle esistenti, fino ad un massimo del 35% della volumetria degli edifici residenziali”. Federabitazione in Piemonte raccoglie 117 cooperative, per 5.291 soci e un fatturato di 75 milioni di euro all’anno. “Questo provvedimento dà un’opportunità in più ai nostri soci e alle cooperative stesse – spiega Domenico Petrarulo, direttore di Federabitazione -. La nuova legge regionale è il risultato di una proposta di modifica avanzata dalle 13 associazioni del settore delle costruzioni, che chiedevano di modificare la legge del 2009 perché, nonostante avesse delle buone intenzioni, soprattutto sul piano del risparmio energetico, risultava difficilmente applicabile a causa dei costi troppo alti”. Con la nuova legge, precisa Petrarulo, “si potranno realizzare nuove unità abitative all’interno degli edifici esistenti, utilizzando anche lo spazio dei sottotetti e dei porticati”.La casa che non c’è. “Il cosiddetto ‘Piano casa’, così com’è stato concepito, in realtà non affronta il problema del disagio abitativo”, chiarisce Giovanni Baratta, segretario regionale del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl. Per Baratta “si è puntato tutto sulla possibilità di ampliare le case di chi la casa c’è l’ha già. E non si è cercato di risolvere i problemi di chi non possiede una casa di proprietà e fa sempre più difficoltà a sostenere i costi dell’affitto, soprattutto a causa della crisi economica”. “Il numero degli sfratti e dei pignoramenti immobiliari è in costante crescita in Piemonte e a Torino – prosegue il segretario del Sicet -. Nell’ultimo anno, secondo i dati del Tribunale di Torino, sono state circa 3.100 le famiglie sfrattate per morosità; non si è mai avuto un numero così alto di persone che non riescono più a pagare l’affitto”. La fotografia del disagio abitativo in Piemonte è restituita da una recente indagine sull'”emergenza abitativa” condotta proprio dal Sicet. Secondo i dati raccolti, “nel 2008 le domande per l’assegnazione di una casa popolare sono state quasi 21 mila in tutta la Regione. E a fronte di così tante richieste soltanto 1.700 famiglie hanno ricevuto un alloggio pubblico – precisa Baratta -. Abbiamo anche calcolato che in realtà soltanto il 6,26% degli indigenti riesce a ottenere una casa popolare. Il disagio è in costante crescita ed è concentrato soprattutto nell’area metropolitana di Torino”.a cura di Gabriele Guccione(16 marzo 2011)