PIEMONTE

Tagli che fanno male

Il piano di rientro finanziario della sanità

Risparmio, riorganizzazione e razionalizzazione sono le parole che ispirano il Piano di rientro finanziario della sanità piemontese. Un dettagliato programma di riduzione delle spese dettato dalle difficoltà finanziarie della Regione Piemonte di fronte ai costi del sistema sanitario regionale, che ogni anno aumentano del 5,6% rispetto all’anno precedente. Tagli e razionalizzazioni riguardano soprattutto il personale, le forniture mediche e farmaceutiche, i presidi ospedalieri convenzionati. Entro il 2014 il budget annuale della sanità piemontese dovrà ridursi di oltre 200 milioni di euro. Si comincerà con un taglio da 150 milioni già nel 2011, proseguendo con ulteriori riduzioni nel 2012 (50 milioni) e nel 2013. L’obiettivo finale è di riequilibrare spese e risorse disponibili. I fondi garantiti dallo Stato al momento non bastano. Solo nel 2010 la spesa sanitaria piemontese è stata di circa 8 miliardi e 400 milioni di euro: le risorse statali ammontavano a 8 miliardi, il resto è stato coperto con fondi regionali per circa 400 milioni. Il Piano di rientro approvato dalla Giunta regionale il 28 febbraio – in fase di attuazione in queste settimane – dovrebbe scongiurare il rischio commissariamento per la sanità piemontese e aprire la strada al ripianamento del deficit pregresso. Il ministero delle Finanze si è infatti impegnato a intervenire direttamente, una volta ridotte le spese sanitarie, per cancellare la maggior parte del deficit accumulato (oltre 500 milioni di euro).I tagli. Nel 2011 i tagli previsti ammontano a 150 milioni di euro. La riduzione principale riguarderà il personale sanitario e amministrativo, per cui si prevede di risparmiare 60 milioni con il blocco totale del turnover per il personale amministrativo (1.200 impiegati in uscita), e parziale per medici e infermieri (un’assunzione ogni due pensionamenti). Inoltre, non saranno rinnovati i contratti a termine. Si stima che la rete piemontese perderà circa 1.500 dipendenti su un totale di 60 mila (25 mila amministrativi, 35 mila sanitari). Il secondo fronte di riduzione della spesa tocca l’acquisto dei farmaci (-25 milioni), per cui oggi si spendono ogni anno 1,6 miliardi di euro. Altri 25 milioni saranno risparmiati dalle spese per le forniture ospedaliere, che oggi ammontano a 1,4 miliardi di euro l’anno. I tagli colpiscono anche i 5 presidi ospedalieri cattolici che in Piemonte svolgono servizio pubblico, con una riduzione della spesa pari al 5% (-25 milioni).Aspettando il Pssr. Il riordino complessivo della Sanità piemontese sarà però affidato al nuovo Piano socio-sanitario regionale (Pssr) in fase di elaborazione, di cui il Piano di rientro rappresenta soltanto un’anticipazione finanziaria. Il nuovo Pssr, la cui approvazione è attesa entro la fine del 2011, prevede di scorporare dalle Asl tutti gli ospedali, che andrebbero in gestione unicamente alle Aziende ospedaliere. Alle Asl resterebbe il compito di “programmare e negoziare le attività sanitarie sul proprio territorio di riferimento”. Nascerebbero poi i Centri di assistenza primaria (Cap): ambulatori territoriali di medicina generale, dove prenotare esami e visite specialistiche.Il rischio dei tagli. “Il Piano di rientro costituisce una pesante prova per la maggior parte delle realtà sanitarie regionali, che lamentano forti tagli e che si vedono fortemente messe in discussione, sia dal punto di vista dei servizi forniti alle persone malate che del personale medico e sanitario occupato nelle strutture ospedaliere – commenta don Marco Brunetti, incaricato della Conferenza episcopale piemontese per la pastorale della salute -. Se da una parte occorre una riorganizzazione e una razionalizzazione complessiva del sistema sanitario, dall’altra con i tagli si rischia di aumentare i tempi delle liste di attesa, di creare difficoltà per le persone malate e i loro familiari, di diminuire livelli di assistenza e prestazioni. Spero che, una volta approvato il nuovo Piano socio-sanitario regionale in via di stesura, gli aspetti più critici della riorganizzazione dettata dal Piano di rientro possano essere ricomposti”.Attenti alla persona. Secondo Fabrizio Fracchia, presidente regionale dell’Associazione medici cattolici, “è difficile esprimere una valutazione dettagliata sull’impatto che la riduzione delle spese sanitarie causerà. Bisognerà aspettare di vedere come saranno assunte concretamente le soluzioni che si stanno adottando”. È certo però che “la priorità fondamentale resta quella di mettere al centro di qualsiasi intervento l’attenzione per il malato e il valore della persona”. Sul blocco delle assunzioni Fracchia fa notare che “esistono già reparti ospedalieri sotto organico, dove sarebbe difficile pensare a un’ulteriore riduzione. Occorre perciò cercare una soluzione condivisa che riesca a tenere insieme l’esigenza di ridurre la spesa sanitaria con quella di continuare a garantire cure efficienti e umane per i cittadini ammalati”.a cura di Gabriele Guccione(20 aprile 2011)