In questa situazione è anche difficile mantenere le proprie tradizioni culturali, le medicine tradizionali, la lingua, visto che i bambini sono obbligati ad andare nelle scuole pubbliche e ad imparare solamente lo spagnolo. "Ma la morte di un popolo si ha con la perdita della sua identità", ha ricordato Martinez. "Non è sufficiente il cervello, è necessario anche il cuore per occuparsi delle vicende dei popoli e delle minoranze ha detto Linda Bimbi, della Fondazione Basso -. Poiché essendo minoranza hanno un grande problema: nessuno le ascolta". A sottolineare il valore della Dichiarazione per i diritti dei popoli indigeni approvata nel 2007 dall’Onu è stata Antonietta Di Blase, docente di diritto internazionale all’Università Roma3, che la considera "una evoluzione giuridica in materia", perché "si parla espressamente di autodeterminazione dei popoli indigeni, del diritto alla proprietà intellettuale e al previo consenso prima di sfruttare le risorse nei loro territori". "Nella maggior parte di casi ha ammesso vi sono grosse discriminazioni politiche ed economiche nei loro confronti rispetto al resto della popolazione". Di Blase ha concluso mettendo in evidenza la necessità di "elaborare, nei singoli Paesi, modelli specifici di legislazione per le comunità indigene". E di fronte a governi "recalcitranti" bisogna "trovare strumenti che obblighino gli Stati a stabilire normative a loro tutela".