Otto membri della sua famiglia sono stati già uccisi ed il figlio, Selvino Bladimir Perez Vieda, di passaggio a Roma in questi giorni, si è miracolosamente salvato da un attentato con colpi di pistola, riportando però ferite alla mano e all’addome. "Siamo in quel territorio da 5500 anni e viviamo in armonia con la natura ha raccontato Magdalena Perez -, senza la terra perdiamo la nostra identità e la nostra cultura. Ma il governo ha firmato accordi per cedere i nostri territori senza averci mai consultato. Ora ci uccidono, incarcerano e perseguitano per questo. Stiamo rischiando il genocidio, ma la nostra unica strategia è la lotta pacifica. Soffriamo la violenza senza essere violenti". Il figlio Selvino, che lavora come poliziotto, fa parte di un gruppo di giovani indigeni: "Facciamo resistenza, lottiamo per sopravvivere e speriamo di ricevere appoggio a livello internazionale ha detto -. Se dobbiamo morire per la terra lo faremo, vogliamo solo un po’ di sostegno e che il governo ci ascolti". Santiago Martinez, leader della Federazione di popoli indigeni del dipartimento Yoro (Fetrixy) (che rappresenta 47.000 persone di 31 tribù), ha spiegato che la loro azione consiste principalmente nel "mantenere l’unità tra i popoli indigeni, nonostante continuino ad uccidere i leader delle organizzazioni e molti si tirino indietro per paura e perché non si sentono protetti". (segue)