"Per conoscere e comprendere le cose spirituali ha quindi spiegato agli studenti il Pontefice – bisogna essere uomini e donne spirituali, poiché se si è carnali, si ricade inevitabilmente nella stoltezza", anche se magari si diventa "dotti" e "sottili ragionatori di questo mondo". Di qui l’esortazione di Paolo a chi "si ritiene sapiente secondo i criteri del mondo" a "farsi stolto", per "diventare veramente sapiente davanti a Dio". Questo – è la precisazione del Papa "non è un atteggiamento anti-intellettuale, non è opposizione alla ‘recta ratio’. Paolo seguendo Gesù si oppone ad un tipo di superbia intellettuale, in cui l’uomo, pur sapendo molto, perde la sensibilità per la verità e la disponibilità ad aprirsi alla novità dell’agire divino". Paolo "non vuole affatto condurre a sottovalutare l’impegno umano necessario per la conoscenza, ma si pone su un altro piano": egli "denuncia il veleno della falsa sapienza, che è l’orgoglio umano". Per Benedetto XVI "non è infatti la conoscenza in sé che può far male, ma la presunzione, il ‘vantarsi’ di ciò che si è arrivati o si presume di essere arrivati a conoscere. Proprio da qui derivano poi le fazioni e le discordie nella Chiesa e, analogamente, nella società". "Si tratta dunque ha concluso – di coltivare la sapienza non secondo la carne, bensì secondo lo Spirito" purificando "il proprio cuore dal veleno dell’orgoglio".” “” “