"Il nuovo umanesimo di Giovanni Paolo II resta essenziale per l’evangelizzazione del ventunesimo secolo". Lo ha detto George Weigel, del Centro di etica e politica pubblica di Washington, durante la giornata conclusiva del Convegno su "Il Vaticano II nel pontificato di Giovanni Paolo II", svoltosi in questi giorni al Seraphicum di Roma. Secondo il relatore, dobbiamo a Giovanni Paolo II, a partire dal suo fondamentale contributo apportato alla costituzione conciliare "Gaudium et Spes", "l’insegnamento su una società libera e virtuosa come una società composta da una politica democratica, un’economia libera e una vivace cultura morale pubblica", dove quest’ultima è la pre-condizione degli altri requisiti. Ciò che la "Gaudium et Spes" non poteva prevedere, tuttavia, era "il nuovo gnosticismo che stava per colpire il mondo occidentale, come uno tsunami culturale: uno gnosticismo che, sposato con la rivoluzione biotecnologica prodotta dalla nuova genetica, si propone di ricreare la condizione umana attraverso la fabbricazione (o rigenerazione) di essere umani". Altro elemento non prefigurabile dalla "Gaudium et spes", secondo Weigel, è il fatto che "il credo religioso sta assumendo un effetto determinante" nello scenario mondiale: basti pensare alle "Forme radicali" di fondamentalismo, che "hanno cambiato il modo in cui ciascuno di noi vive, lavora e viaggia". ” “