PIEMONTE

Rianimare i quartieri

Otto progetti integrati di sviluppo urbano

Riqualificare interi quartieri degradati per promuovere sviluppo, lavoro e integrazione. È l’obiettivo degli otto “progetti integrati di sviluppo urbano” (Pisu), cofinanziati con risorse europee, che la Regione Piemonte ha approvato in via definitiva il 14 ottobre. I Comuni di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli e Verbania riceveranno un finanziamento complessivo di quasi 109 milioni di euro per ridisegnare le zone degradate delle città, trasformandole in luoghi di vita e di lavoro sostenibile.Rinsaldare i territori. La riqualificazione delle aree urbane ad alto degrado sociale, economico e fisico rientra tra gli obbiettivi previsti dal Programma operativo regionale 2007-2013 (Por), finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). I progetti integrati di sviluppo urbano comprenderanno una serie di interventi per il recupero urbanistico delle aree degradate, la riqualificazione degli spazi pubblici, l’offerta di servizi di utilità collettiva, rendendoli accessibili soprattutto ad anziani e disabili. E poi, il miglioramento degli spazi pubblici e delle aree verdi, la costruzione di infrastrutture per la localizzazione di piccole e medie imprese e le agevolazioni per l’insediamento di nuove attività economiche. Sono anche previste, spiegano dagli uffici della Regione, “azioni di accompagnamento per le fasce più deboli delle comunità, secondo una logica inclusiva e favorendo la partecipazione della popolazione, attraverso strumenti di progettazione partecipata che hanno lo scopo di rinsaldare il rapporto con il territorio, favorire l’integrazione e la coesione sociale”.I progetti. Complessivamente, i programmi di riqualificazione impegneranno 206 milioni di euro, di cui circa 109 cofinanziati dalla Regione attraverso i fondi europei. Il recupero e il riuso delle aree urbane e periferiche degradate è l’obbiettivo prefissato dai singoli progetti, che entro il 2014 dovranno essere tutti avviati. Ad Alessandria, il Comune ha proposto il progetto “Da borgo Rovereto a borgo Cittadella” (30 milioni di euro), che prevede di “avvicinare le diverse culture e riqualificare gli spazi degradati della città”; la città di Asti avvierà il programma di riqualificazione dei quartieri di “Asti Ovest” (21 milioni); il Comune di Biella interverrà per la “Rivitalizzazione economica e la qualificazione urbana tra il Piano e il Piazzo”, la zona inferiore e quella superiore della città (18 milioni). A Cuneo, l’amministrazione ha presentato un progetto di riqualificazione delle sponde del centro storico, lungo il fiume Stura (26 milioni); il Comune di Novara si è impegnato nel progetto di realizzazione del “Polo di innovazione tecnologica” (20 milioni); a Torino i progetti di riqualificazione urbana saranno concentrati nel quartiere periferico “Barriera di Milano”, a nord della città (35 milioni); la città di Vercelli riqualificherà l’area del vecchio “Ospedale di Sant’Andrea” (28 milioni); infine, il Comune di Verbania si occuperà del progetto di ridisegno urbano “Verbania 2015 – Piano per una nuova centralità urbana” (20 milioni di euro).Buone relazioni. “È importante che i progetti di riqualificazione urbana mirino non solo alla riqualificazione ambientale e geografica delle aree degradate, ma anche alla trasformazione dei territori in luoghi di ‘ben-essere’ e di relazioni autentiche e positive”, commenta Pierluigi Dovis, delegato regionale della Caritas del Piemonte, che è anche componente del comitato del programma di sviluppo urbano “Barriera di Milano” a Torino. “La riqualificazione ambientale, economica e sociale deve andare di pari passo – precisa Dovis – solo in questo modo si potranno creare prospettive di miglioramento per la vita delle persone, che vanno coinvolte attivamente, affinché possano vivere responsabilmente i luoghi”. Secondo il direttore della Caritas di Torino, “le riqualificazioni urbane non devono essere affidate soltanto ai tecnici, ma occorre che tutti i soggetti interessati partecipino”. Inoltre, aggiunge Dovis, “si tratta di grandi opportunità anche per le comunità cristiane, che possono interagire con il quartiere in cui si trovano, sperimentando una ‘pastorale del territorio’ che consenta di uscire da quelli che, all’esterno, spesso vengono percepiti come recinti chiusi”. Tra gli obiettivi principali da tenere in considerazione c’è il lavoro: “È l’aspetto che di solito impegna più risorse – chiarisce Dovis -. A Torino, nel quartiere di Barriera di Milano, per esempio, in questi anni si è assistito a una delocalizzazione delle imprese e a un impoverimento del tessuto commerciale, causato dallo sviluppo indiscriminato della grande distribuzione, che ha gravemente depresso il quartiere, non solo dal punto di vista occupazionale ma anche della qualità delle relazioni. Sono queste le ferite che occorre rimarginare per scongiurare il rischio che il territorio muoia o si trasformi in un luogo ad alta conflittualità”.a cura di Gabriele Guccione(28 ottobre 2011)