PIEMONTE
“Buoni scuola” e adeguamento edilizio delle scuole paritarie
Il Piemonte si prepara alla riforma dei “buoni scuola”. La proposta di legge che modifica l’attuale normativa sul “diritto allo studio e la libera scelta educativa” (legge n. 28 del 2007) è stata assegnata l’11 ottobre scorso alla Commissione Istruzione del Consiglio regionale, dove sarà discussa con un iter preferenziale (esame “in sede redigente”). Il progetto di legge abbozzato dalla maggioranza potrebbe essere approvato entro i primi mesi del 2012. La modifiche proposte riguardano principalmente l’aumento delle risorse economiche destinate ai “buoni scuola” e la creazione di un Fondo rotativo per l’adeguamento edilizio delle scuole paritarie senza scopo di lucro.Cosa cambia. Fino ad oggi l’erogazione da parte della Regione dei buoni scuola per gli studenti delle paritarie dipendeva dalla disponibilità di denaro per i sussidi agli allievi delle scuole statali. Le quote stabilite dal fondo regionale per il diritto allo studio (111 milioni di euro) erano fisse: il 65% per il sostegno degli studenti piemontesi nelle spese di trasporto, mensa, libri e borse di studio, e il 35% per i buoni scuola. I ritocchi proposti dall’attuale maggioranza snelliscono le procedure e cancellano i vincoli di ripartizione, affidando alla Giunta regionale il potere di finanziare, in completa autonomia, i buoni scuola con più o meno risorse a seconda delle esigenze.Il nodo delle risorse. Prima che nel 2007 entrasse in vigore la legge sul diritto allo studio, la Regione riservava ai buoni scuola 17 milioni di euro l’anno. Dopo il 2007 l’esborso è calato attorno agli 11 milioni. Il nodo della questione non è tanto la differenza tra i vecchi e i nuovi contributi, ma la possibilità che, se la ripartizione dovesse rimanere così com’è, i tagli prospettati dal bilancio regionale al budget per il diritto allo studio incidano automaticamente anche sui buoni scuola. Il progetto di legge non tocca direttamente il problema delle fasce di reddito: la questione è rimandata al nuovo Piano triennale scolastico, ancora in discussione nonostante il programma precedente (2007-2011) sia scaduto da quasi un anno. Sinora il tetto massimo stabilito dalla Regione era di 32 mila euro di reddito Isee. Nel nuovo Piano triennale il limite sarà innalzato a 40 mila euro. È previsto anche l’inserimento di una quarta fascia di reddito sotto i 10 mila euro (oggi gli scaglioni sono tre: da 0 a 26 mila euro, da 26 a 29 mila e da 29 a 32 mila).Un passo avanti. “Le modifiche proposte migliorano la legge, rendendo i contributi per la libera scelta educativa più accessibili anche per le famiglie meno abbienti”, commenta Roberto Gontero, portavoce regionale del Movimento scuola libera e vicepresidente nazionale dell’Associazione genitori scuole cattoliche. Secondo Gontero, “le modifiche vanno nella direzione auspicata dalla nostra associazione, senza creare svantaggi alle scuole statali e ponendosi una finalità ben precisa: che nessuno venga tagliato fuori dalla libera scelta educativa”. In questo senso, “la revisione delle fasce Isee è fondamentale per ampliare l’accesso alla scuola paritaria – chiarisce il portavoce regionale del Movimento scuola libera, raggruppamento che raccoglie le associazioni dei genitori, degli istituti e dei docenti cattolici -. Se venissero approvati i nuovi criteri proposti dal Piano triennale in discussione, almeno 4 mila famiglie in più avrebbero accesso ai contributi”. Oggi, con la legge del 2007, gli studenti piemontesi che usufruiscono degli assegni scolastici sono circa 10 mila.Rinnovare le scuole. La nascita di un Fondo rotativo per l’adeguamento edilizio delle scuole paritarie è una novità. “Per la prima volta si avanza una proposta per la messa a norma e in sicurezza delle scuole paritarie senza scopo di lucro – spiega Redi Sante Di Pol, responsabile regionale della Federazione italiana scuole materne, di cui è anche presidente nazionale -. È un fatto positivo che riguarda molte scuole materne, le quali negli ultimi anni sono state costrette a indebitarsi per adeguare le proprie strutture ai requisiti di legge”. Di Pol giudica “positivamente la proposta di eliminazione della ripartizione rigida del fondo per il diritto allo studio tra scuole statali e paritarie, perché di fatto bloccava l’aumento delle risorse per le scuole paritarie”.Contributi bloccati. Intanto, le scuole dell’infanzia aderenti alla Fism (470 in tutto il Piemonte) aspettano con ansia l’approvazione del nuovo Piano triennale scolastico, da cui dipende lo sblocco dei sussidi regionali. “I contributi regionali per le suole materne paritarie ammontano a circa 7 milioni di euro – precisa Di Pol -. Al momento, però, soltanto il 25% delle risorse previste per il 2011 sono state erogate”. Si aspetta infatti l’approvazione del nuovo Piano triennale, scaduto da quasi un anno: “Speriamo che venga approvato a breve – dice il presidente della Fism -, consentendo di sbloccare le risorse che ancora mancano all’appello”.a cura di Gabriele Guccione(18 novembre 2011)