"I cattolici in Guatemala vivono in un contesto di estrema violenza dovuto alla debolezza dello Stato e ad un sistema di giustizia poco efficiente". Ad affermarlo al Sir è Alvaro Ramazzini Imeri, vescovo di San Marcos in Guatemala, già presidente della Conferenza episcopale di questo Paese, in Italia per alcuni incontri organizzati dal Pontificio Istituto Missioni estere (Pime). Il vescovo, fatto oggetto di minacce di morte, l’ultima nel marzo scorso, da parte di alcuni criminali che "colpiscono la Chiesa e gli attivisti umanitari ed è difficile che la giustizia intraprenda indagini per scoprire chi sono e perché lo fanno". Per quanto riguarda le attività della Chiesa cattolica, mons. Ramazzini dice: "Cerchiamo di spingere programmi di pastorale sociale, facciamo dichiarazioni per il rispetto della vita, cerchiamo di essere presenti a momenti forti del Paese…". Infine la questione giustizia: "La povertà in Guatemala è diffusa ed è difficile dare risposte concrete alle persone, anche perché distratte da offerte religiose ‘a buon mercato’ come quelle delle sette". Ultimo accenno alla questione delle cause di beatificazione dei martiri della Chiesa guatemalteca, circa 70: "Andiamo avanti" ha detto. E quest’anno ricorrono i 10 anni dalla morte di monsignor Juan Josè Gerardi, ucciso proprio per aver dedicato il suo impegno per far luce sulla drammatica pagina della guerra civile.