Giovanni Paolo II ha offerto un “metodo” per la realizzazione di “una prassi politica personalistica”, intesa come “sviluppo del tema della centralità della persona umana”. Lo ha detto Marco Cangiotti, dell’Università di Urbino, durante il Convegno internazionale su “Il Vaticano II nel pontificato di Giovanni Paolo II”, in corso al Seraphicum di Roma fino a domani. “Se il destino della persona è quello di essere una libertà che cerca di realizzarsi nella verità – ha spiegato il relatore riferendosi al magistero di Giovanni Paolo II – la persona deve essere libera di ricercare la verità e di professarla, e quindi nessun ordine politico può violare la coscienza della persona, Il primo diritto che sorge allora è quello della libertà religiosa. Con ciò viene stabilito il principio politico che la persona è, in se stessa e non per concessione del potere politico, fonte primigenia di diritti, titolare originaria di diritti”. Con Giovanni Paolo II, in altre parole, “il nesso che stringe libertà religiosa e democrazia diventa principio per elaborare una teoria della verità della democrazia”, che risulta – ha concluso Cangiotti del tutto antitetica al “tentativo di edificare una democrazia solamente procedurale”, la quale “non potrà che produrre una situazione di disordine sociale, anche se perfettamente regolato da un ferreo apparato giuridico”.