Per questo ha detto il rappresentante della Migrantes – deve procedere in forma "spontanea e libera, i suoi valori vanno assimilati, interiorizzati fino a diventare una specifica sensibilità e mentalità, un particolare stile di vita e di azione pastorale". Integrazione, ha spiegato mons. Saviola, "sta ugualmente lontana da assimilazione-assorbimento e da segregazione-emarginazione". Integrazione "non è propriamente sinonimo di comunione; la comunione è qualcosa di più, deve essere vera e piena per noi e i nostri fedeli fin dal primo giorno della nostra esperienza migratoria; ma questa comunione deve esprimersi anche in forme visibili e l’integrazione è la via visibile, concreta, di sua natura libera e progressiva verso una sempre maggiore comunione". Di fatto, ha affermato, l’integrazione procederà secondo "il ritmo impresso degli operatori pastorali: spetta a loro una responsabilità e un compito importante e arduo ma anche esaltante a beneficio non solo dei migranti ma di tutta la Chiesa". Mons. Saviola ha parlato quindi della necessità di una "pastorale d’insieme" nelle diocesi in accordo con il vescovo diocesano.