PIEMONTE

Affitti e povertà

Case popolari: regole per l’assegnazione ed eccezioni in tempo di crisi

Cominciano a farsi sentire i cambiamenti introdotti dalle regole per accedere alle case popolari, specie al Fondo regionale per i "morosi incolpevoli": gli inquilini delle case pubbliche che non avendo la possibilità di pagare il canone e le spese di locazione ricevono dalla Regione un aiuto pari almeno al 60% dell’affitto. I regolamenti che hanno fatto seguito all’approvazione della nuova legge regionale sull’edilizia sociale (n. 3 del 17 febbraio 2010) diventeranno pienamente operativi nel 2013, ma è necessario adeguarsi già a partire da quest’anno.Il meccanismo. Con il nuovo sistema di regole, per essere ritenuti "morosi incolpevoli" gli inquilini delle case popolari non dovranno dimostrare più, come in passato, di aver subito la perdita del lavoro, una grave malattia o la detenzione. L’unico criterio di accesso per ricevere il sostegno al canone di locazione sarà il reddito. In particolare, avranno diritto al contributo gli inquilini che nel 2012 potranno documentare un reddito Isee inferiore a 6 mila euro e aver pagato le bollette e l’affitto per un importo pari al 14% del proprio reddito e, comunque sia, per una cifra non inferiore a 480 euro (almeno 40 euro mensili).Il rischio sfratto. "Cosa accadrà a quanti nel 2012, pur avendo la caratteristica Isee adatta, non potranno pagare la parte di quota delle bollette di affitto? Come farà una famiglia con un paio di migliaia di euro di entrate annue a destinare ben 480 euro all’affitto? Come si atteggeranno quelle famiglie, 5.500 al momento, che sapendo fin dall’inizio di poter contare sul Fondo sociale, destinavano le poche risorse disponibili a pagare utenze e spese sanitarie?", si chiede il delegato regionale della Caritas Pierluigi Dovis, che lancia un appello affinché i Centri di ascolto delle parrocchie comincino a tener conto del problema e gli amministratori regionali prevedano delle eccezioni per i casi più gravi. Che altrimenti non riuscirebbero più a pagare l’affitto della casa popolare, rischiando di finire sulla strada. "Senza queste condizioni – spiega Dovis – molti diventeranno, automaticamente, morosi colpevoli. Dunque aumenteranno i precetti di sfratto, si accrescerà il numero di famiglie che dovranno essere accompagnate a trovare altra casa, si aggraverà la spesa dei comuni. E sicuramente cresceranno le richieste al circuito ecclesiale e del volontariato". Un "esercito" in difficoltà. In Piemonte, su 48 mila famiglie assegnatarie di case popolari, usufruiscono del Fondo regionale per la "morosità incolpevole" circa 15 mila, 7.500 nella sola provincia di Torino. "Si tratta di un esercito di famiglie in situazione di povertà che non riescono a far fronte alle spese di affitto legate all’alloggio popolare in cui abitano", chiarisce il delegato regionale Caritas. La Regione Piemonte ha stanziato fino a oggi quasi 8 milioni di euro all’anno per far fronte alle richieste. "Per ragioni di bilancio si rischia d’innescare un meccanismo che taglierà fuori moltissime famiglie, esponendole al rischio della morosità e in definitiva dello sfratto", chiarisce Giovanni Baratta, responsabile regionale del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl. "Non si può tenere conto soltanto del reddito, al di là delle reali condizioni di disagio vissute da queste famiglie, come può essere la disoccupazione, la malattia, la disabilità – aggiunge Baratta –. È quindi urgente che l’amministrazione regionale torni a tener conto di questi aspetti, reintroducendo in parte i vecchi criteri, che sono fondamentali per stabilire se un inquilino è moroso colpevolmente oppure no". Eccezioni necessarie. Alla luce dei criteri introdotti dai nuovi regolamenti, Dovis dichiara: "Lanciamo un appello ai decisori pubblici: prevedete le eccezioni". Secondo il delegato regionale Caritas, "una decisione che era da assumersi dieci anni fa, in tempo ancora relativamente normale, rischia oggi di creare non poche difficoltà, specie se l’esito di tale decisione si assomma ai tanti tagli o aggiustamenti che pubblico e, ahimè, anche privato stanno andando a gara nel proporre". Crescono le richieste. Intanto in alcuni Comuni, a cominciare dal capoluogo, si sono aperti i bandi per l’assegnazione delle case popolari secondo le nuove regole. I requisiti di accesso sono cambiati: possono fare richiesta coloro che risiedono o lavorano in un Comune da almeno 3 anni (stranieri compresi). E il reddito Isee richiesto non deve superare i 20 mila euro. A Torino si stimano di assegnare nei prossimi quattro anni dai 2.000 ai 2.500 alloggi pubblici. Dal 2008 e il 2011 sono state 2.142 le assegnazioni, su un bando a cui avevano partecipato quasi 10 mila famiglie. "È prevedibile – preannuncia Baratta – che il numero di domande cresca ulteriormente rispetto al passato. Il disagio abitativo è sempre più acuto e con le nuove regole è possibile che molti che prima restavano fuori dai requisiti richiesti trovino spazio nelle nuove graduatoria". a cura di Gabriele Guccione(22 febbraio 2012)