PIEMONTE
Un bilancio per la legge regionale sugli oratori
È tempo di bilanci per la legge regionale sugli oratori. A dieci anni dalla promulgazione, la normativa piemontese per il “Riconoscimento e la valorizzazione della funzione educativa, formativa e sociale svolta dalle parrocchie, dagli istituti cattolici e dagli altri enti di culto attraverso le attività di oratorio”, è stata al centro, mercoledì 18 aprile, di una tavola rotonda promossa dall’Osservatorio giuridico-legislativo della Conferenza episcopale piemontese (Cep), in collaborazione con la Regione Piemonte, la pastorale giovanile regionale, gli oratori salesiani e il Team degli oratori piemontesi. Di fatto la legge 26 del 2002 ha anticipato la disciplina nazionale approvata dal Parlamento nel 2003, introducendo il finanziamento annuale per le attività rivolte ai giovani portate avanti dalle parrocchie, ma anche dalle comunità ebraiche, valdesi e avventiste del Piemonte.Dieci anni di progetti. Gli interventi sostenuti dalla Regione riguardano gli ambiti dello sport, della cultura e del tempo libero, specialmente l’attività dei centri estivi; e sono diretti a prevenire e contrastare fenomeni di emarginazione sociale e di disagio, anche conseguente a disabilità o devianza in ambito minorile. In dieci anni i progetti finanziati nelle 17 diocesi piemontesi (Tortona compresa) sono stati oltre 4.200, di cui il 32% in quella di Torino, il 16% a Novara, e tra il 7% e l’1% nelle restanti quindici. Fatto positivo: la metà degli oratori ha garantito una continuità progettuale, rinnovando, di anno in anno, i progetti presentati.Il nodo delle risorse. La dotazione finanziaria messa a disposizione dalla Regione per le attività oratoriali negli anni è stata altalenante: si è partiti con 1 milione di euro nel 2002 fino ad arrivare ai 3,8 milioni del 2010. Nel 2011 la curva dei contributi regionali è tornata a scendere, con i finanziamenti che, seppure inizialmente previsti dal bilancio di previsione, sono stati oggetto di un taglio del 60% a metà anno. E c’è il rischio temuto da alcuni che la stessa cosa possa ripetersi per il 2012, nonostante proprio la scorsa settimana la Commissione consiliare competente abbia ripristinato gli importi originali, retrocedendo dall’ipotesi, contenuta nella prima bozza di bilancio 2012 tutt’ora all’esame del Consiglio regionale, che prevedeva un taglio del 60%. Ma per avere l’ultima parola bisognerà aspettare il rendiconto di fine anno. In media, nei dieci anni appena trascorsi, il contributo destinato a ogni singolo progetto è variato, passando dagli 8 mila euro del 2002 ai circa 5.600 euro del 2010, soprattutto in ragione del fatto che negli anni i progetti per cui è stata presentata richiesta di finanziamento sono progressivamente aumentati.Aperti alla strada. “È importante ha sostenuto mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente della Cep, aprendo i lavori della tavola rotonda sul decennale della legge sugli oratori che questa valida realtà educativa rappresentata degli oratori piemontesi sia riconosciuta e sostenuta dagli enti locali, in un momento di difficoltà, sia economica sia educativa”. Mons. Nosiglia ha richiamato alcuni aspetti decisivi per il futuro degli oratori: “L’evangelizzazione ha detto dev’essere il centro focale di tutta l’attività educativa, compresa quella degli oratori, fino ad arrivare a cogliere le nuove sfide digitali”; “è poi importante valutare con attenzione l’esigenza di avere degli educatori retribuiti, che certo ha avuti in molti casi riscontri positivi, ma che non sempre è da incoraggiare, perché la gratuità del servizio educativo è un valore che garantisce il coinvolgimento della comunità parrocchiale”; “ed è infine necessario aprirsi alla strada ha concluso l’arcivescovo , ricercando modalità di presenza nei luoghi frequentati dai giovani per lo svago, non per impiantarvi l’oratorio ma per estendere la propria presenza educativa là dove i giovani s’incontrano abitualmente”.Educare controcorrente. “Gli oratori debbono essere spazi liberi di ricerca, luoghi che osano educare controcorrente”, perché “i giovani hanno bisogno di spazi culturali, non solo e soprattutto di spazi sportivi o di divertimento”, ha affermato mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente generale dell’Azione Cattolica, invitato per l’occasione a parlare di “Oratorio: identità educativa e attualità”. “Per i giovani ha sottolineato mons. Sigalini i luoghi aggregativi sono spazi di grande libertà, di rapporti personalizzati e di grande comunicazione, spazi non definitivi. I nostri oratori spesso sono invece spazi elitari d’impegno, spazi spersonalizzati, spazi asfittici e dell’obbligo”. È quindi importante, ha evidenziato il vescovo di Palestrina, “costruire l’oratorio o ristrutturarlo perché sia altamente aggregativo, con ambienti per la musica, spazi per vivere in comunità, sale internet per la comunicazione, e luoghi di raccoglimento più personalizzati rispetto alle chiese”.a cura di Gabriele Guccione(20 aprile 2012)