L’11 novembre, prosegue De Nigris, "si deciderà sulla sorte di Eluana. Ma non dobbiamo appiattirci sulla sua vicenda". Qui "si gioca con la vita delle famiglie e delle persone che vivono in questo stato. Su questo campo di battaglia (che è lo stesso di Eluana) bisognerebbe decidere, ancora prima che del diritto alla vita, del diritto alla cura e all’assistenza, alla ricerca, alla nascita di centri di eccellenza, all’integrazione sociale delle persone con gravi disabilità. Di questo dovremmo parlare". E non lo si può fare, per De Nigris, "solo con l’aspetto teologico o filosofico, dove le migliaia di persone che in Italia vivono in stato vegetativo diventano una semplice citazione a margine". "E’ possibile si chiede poi De Nigris – che il dibattito si riduca sempre alla dignità del morire bene e non piuttosto alla dignità di garantire l’assistenza alle famiglie che vivono situazioni di disagio anche economiche? Quale libertà lo Stato deve garantire?". Per De Nigris, comunque, "non è accettabile" che tutta la trasmissione di ieri sera si riassuma nella frase: "Il processo del morire è stato interrotto, ora la natura faccia il suo corso". "L’ultimo tabù di questa società conclude De Nigris – non è la morte ma è invece la vita, come viverla e come accettare chi la vive, o dovrebbe viverla, insieme a noi".” ” ” “