Non vi è una missione "qui" e una missione "là", ma si tratta di "due facce di un’unica medaglia, che si richiamano l’una all’altra. E l’attenzione ai migranti altro non è che un’ulteriore forma di missione in risposta a una chiamata del Signore rivolta nel nostro tempo a singoli e comunità". Lo ha detto questa mattina don Giovanni Cesena, direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese della Conferenza Episcopale Italiana, intervenendo ai lavori del convegno nazionale sul tema "L’integrazione ecclesiale degli immigrati in Italia" promosso dalla Fondazione Migrantes (fino al 29). Per il sacerdote al "centro" della missione stanno "le Chiese locali, vive e presenti ovunque; anche questo orizzonte va tenuto presente nel rileggere il fenomeno migratorio. Chi viene a noi ha spiegato – avendo già sperimentato la fede della Chiesa non è solo portatore di domande o di problemi, ma può comunicare e condividere un’arricchente esperienza spirituale, anche se talvolta si trova a disagio con comunità apparentemente tiepide o incoerenti. Non solo con l’invio e il ritorno di personale missionario, ma anche attraverso i migranti si può realizzare uno scambio di beni materiali e spirituali, che non è dono privato, ma relazione tra Chiese sorelle".