PUGLIA

Crescere nel lavoro

Legge per un apprendistato che formi professionalità

La Regione Puglia, prima al Sud, ha approvato la legge 13/05 sull’apprendistato professionalizzante. La legge prevede il diritto dell’apprendista alla formazione per un monte ore che aumenta in base alla durata del contratto. La formazione, per cui sono stati stanziati 15 milioni di euro nel biennio 2005/06, va effettuata prevalentemente all’esterno dell’azienda.Previsti incentivi (2 milioni di euro nel 2006) per la trasformazione dei contratti di apprendistato (26mila nel 2004) in lavoro a tempo indeterminato. Il Governo ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge.I motivi: la prevalenza della formazione esterna, che, in mancanza di norme di contratto collettivo, sui profili formativi decida la Regione; la previsione di 20 ore di formazione aziendale sulla sicurezza nel primo mese di lavoro. Il Comune di Bari ha stanziato 1,5 milioni di euro per l’attivazione di tirocini formativi di 6 mesi nelle aziende di Bari e provincia. I tirocinanti, circa 340 per il primo bando di febbraio, riceveranno 750 euro al mese a titolo di”salario d’inserimento”. Previsti incentivi, non economici, per le assunzioni. Bari ha circa 40mila disoccupati e il 60% di disoccupazione giovanile.”Il giudizio etico è buono”, dice don Rocco D’Ambrosio, docente di etica politica alla Facoltà Teologica pugliese e alla Pontificia Università Gregoriana, commentando la legge sull’apprendistato, perché questa “colma un vuoto legislativo in una Regione in cui l’apprendistato e la formazione professionale erano soggetti a diversi problemi” e dove “sono diffuse la disoccupazione e la precarietà”.La legge, in particolare, “è ottima” nella parte in cui “rende la formazione obbligatoria anche attraverso lo strumento della certificazione”. “Il rilievo etico che si può fare è sulla volontà politica delle aziende di contribuire a far diventare l’apprendistato lavoro fisso”, dice d’Ambrosio. “Sono pronti i nostri imprenditori a fare questo dato che una parte di essi ha sempre pensato ai contributi pubblici come ad un aiuto in termine egoistico? È chiaro che si vedrà”, commenta.Uno spazio ecclesiale. “Vedo – prosegue – per l’ambito ecclesiale uno spazio che la legge può aprire per le nostre comunità” e, in particolare, per capire “quanto lavoro minorile esiste nel nostro territorio e come viene affrontato”.”Abbiamo – continua d’Ambrosio – l’opportunità di conoscere la situazione dell’apprendistato grazie ai gruppi giovanili delle parrocchie e, allora, potrebbe essere di aiuto ciò che il magistero sociale dice”. Il fatto che la legge sia stata approvata, prosegue il sacerdote, oltre che dalla maggioranza di centrosinistra anche da An e Udc “è un aspetto importante”.Sul provvedimento del Comune di Bari, “c’è una nota positiva, cioè l’attenzione dell’autonomia locale al problema della disoccupazione”, aiutando “ad uscire dalla logica dei sussidi”. Un rilievo d’Ambrosio lo riserva al fatto che l’esame di merito sulle candidature dei tirocinanti è effettuato sulla base del reddito. “Il criterio è insufficiente, perché se sono un giovane che ha perso lavoro e provengo da una famiglia con reddito alto sono fuori gioco”. Si è cercato di rimediare privilegiando alcune categorie protette, prosegue, “perché il puro criterio economico non funziona molto”.Due tentativi. Sia la legge regionale, “predisposta in attuazione di un articolo della legge Biagi”, che l’iniziativa del Comune di Bari “sono tentativi per andare incontro alle imprese e favorire il lavoro dei giovani”, commenta Aldo Lobello, responsabile della pastorale sociale e del lavoro di Puglia.Entrambe le iniziative “salvaguardano i diritti e le aspettative delle persone che sono quelli che ci interessano in base agli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa”. Lobello si dice “colpito” dall’accordo sul salario d’inserimento del Comune di Bari, perché “il bando richiede che le aziende ospitanti debbano rispettare il contratto nazionale di lavoro e le normative in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro” e che “i tirocinanti non debbano avere legami di parentela con il datore di lavoro”.I tre criteri sono “un tentativo molto corretto di far rispettare la legalità, la trasparenza e di abituare i cittadini ad essere soggetti e non oggetto di diritti”, dice Lobello. Sia Comune, con “una iniziativa senza precedenti”, prosegue, che Regione “provano a fare un passo verso l’occupazione e l’impresa non piegandosi completamente, come è accaduto con altri provvedimenti legislativi, alla logica dell’impresa, perché il mercato da solo non rispetta i criteri di eticità”.Sono due strumenti di marketing territoriale, dice Lobello, “per creare occasioni di lavoro senza che vengano dall’alto così come eravamo abituati a Sud fino a qualche anno fa”. “Anche la Chiesa un tentativo l’ha fatto – conclude Lobello – con il Progetto Policoro, che è un segnale di attenzione ai problemi del lavoro”.(27 gennaio 2006)