Tra i principali problemi degli immigrati, il cardinale ha citato quello abitativo, con "costi proibitivi degli affitti nei grandi centri urbani" che spingono l’immigrato verso aree semi-centrali e periferiche e rendono "difficile programmare il futuro". Anche la scuola, per il porporato, è "uno degli elementi fondamentali per l’integrazione degli immigrati nel nostro Paese". In tale contesto, "un primo strumento ai fini di una compiuta educazione interculturale è l’insegnamento della lingua italiana, facendo attenzione, comunque, che non si perda la lingua del Paese d’origine". Parlando di "immigrazione irregolare", il card. Martino ha evidenziato che l’immigrato diviene "la vittima preferenziale delle associazioni a delinquere, come nel caso dello sfruttamento della prostituzione e del ‘nuovo commercio’ della contraffazione, dello spacciatore di droga, dei gruppi organizzati per il furto, delle attività legate allo sfruttamento, alla riduzione in schiavitù e all’estorsione". Secondo il porporato, "le migliori soluzioni ai problemi sociali degli immigrati provengono dalle persone che vivono sul territorio". "E’ proprio qui – ha concluso – che la società intera si attende un contributo speciale dalla Chiesa", la quale "ha sempre incoraggiato l’integrazione e lo scambio e si è impegnata a dare un nuovo impulso all’accoglienza".