"Una buona esegesi biblica esige sia il metodo storico-critico sia quello teologico, perché la Sacra Scrittura è Parola di Dio in parole umane". A ribadirlo è stato ieri il Papa, prima dell’Angelus recitato con i fedeli dopo la messa a conclusione del Sinodo dei vescovi. "Questo comporta ha proseguito Benedetto XVI – che ogni testo debba essere letto e interpretato tenendo presenti l’unità di tutta la Scrittura, la viva tradizione della Chiesa e la luce della fede". "Se è vero che la Bibbia è anche un’opera letteraria, anzi, il grande codice della cultura universale – ha spiegato infatti il Pontefice – è anche vero che essa non va spogliata dell’elemento divino, ma deve essere letta nello stesso Spirito in cui è stata composta". Esegesi scientifica e lectio divina, in questa prospettiva, "sono entrambe necessarie e complementari per ricercare, attraverso il significato letterale, quello spirituale, che Dio vuole comunicare a noi oggi". Per il Papa, "ogni assemblea sinodale è una forte esperienza di comunione ecclesiale", ma quella che ha scandito il mese di ottobre "ancor più perché al centro dell’attenzione è stato posto ciò che illumina e guida la Chiesa: la Parola di Dio, che è Cristo in persona". "E noi ha assicurato il Pontefice – abbiamo vissuto ogni giornata in religioso ascolto", sperimentato "la gioia di essere convocati dalla Parola".