PUGLIA

Crisi d’identità

Territorio e immigrati: per l’estensione del voto non ci sono significative concretizzazioni

Una partenza difficile. “La situazione nella regione non è delle migliori”, commenta Sandro Torre, docente di Diritto pubblico comparato all’Università di Bari. “Per l’estensione del voto amministrativo non ci sono significative concretizzazioni nella nostra regione”.L’unico progetto “significativo” nel campo della partecipazione “è quello leccese”. “Da noi si sta tentando di affrontare il discorso dalle radici, soprattutto a Bari” dove è stata creata “una particolare posizione anagrafica denominata ‘Via Città di Bari’ per i residenti extracomunitari che non hanno una dimora fissa”. “Si tratta di capire – prosegue Torre – se questa innovazione produrrà una possibilità di partecipazione al voto per le elezioni amministrative”.”Se guardiamo alle situazioni del foggiano – commenta Torre – dubito che i Comuni siano arrivati all’idea del consigliere aggiunto e delle Consulte perché lì i problemi sono ancora quelli dell’accoglienza e dei fondamentali diritti umani”. Per partire è necessario che “l’impulso provenga da esperienze guida come quella di Lecce e da forti impulsi della amministrazione regionale”, che Torre si augura “sia più aperta e concreta in questa direzione”. Il 2006, “dovrebbe essere importante per affrontare un tema di questo tipo”. Sì al diritto di voto. “Su una scala da 1 a 10″ – dice Ibrhaim Elsheikh, sudanese, responsabile dello sportello stranieri della Caritas diocesana nel carcere di Trani (Ba)- all’esperienza del consigliere aggiunto possiamo dare voto 5 perché non ha poteri e ciò limita moltissimo il suo operato”.Altri Comuni in Puglia, oltre a Lecce, “hanno iniziato a prendere questa strada a cui io non sono favorevole”. Secondo Elsheikh, infatti, ci deve essere “il coinvolgimento totale dell’immigrato, almeno nell’ambito amministrativo”, attraverso il “diritto di voto sia attivo che passivo, altrimenti non va bene”. Per quanto riguarda la Consulta regionale “durante la scorsa legislatura è stato fatto più volte il tentativo” di affrontare l’argomento “ma non sono stati fatti passi concreti”.Di Consulte comunali in Puglia “non ne ho vista neanche una”, anche se “attualmente si parla della Consulta provinciale e cittadina di Bari”. Per Elsheikh “le comunità di immigrati si avvicinano con “prudenza” agli strumenti di partecipazione. “La situazione dell’immigrato è così precaria” da temere che il dedicare troppo tempo alla partecipazione “possa penalizzare l’attività lavorativa”. “La colpa è anche nostra – conclude – che non diamo importanza ad alcune questioni fondamentali”.Esperienza poco positiva. “Sono stato eletto 41° consigliere comunale a Lecce nel 2003”, dice Albeetar  Fadl, di origine giordana, docente di Lingua e Letteratura araba all’Università di Lecce. “C’è stata un’elezione diretta organizzata dal Comune tra i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno e residenza. I votanti furono 670 su 720 schede elettorali che riuscirono a distribuire”, a fronte di una popolazione immigrata di 3mila unità.”Non è un’esperienza tanto positiva”, dice Fadl. Il consigliere aggiunto “secondo me risolve ben poco perché anche una Consulta ben fatta potrebbe affrontare la problematica degli immigrati dai punti di vista delle varie comunità”. “Molte volte vieni praticamente messo da parte”, commenta, e l’elezione è considerata “un favore”. “L’unico modo – prosegue – per affrontare il fenomeno migratorio è una politica seria di pianificazione”.L’ideale sarebbe di “far votare i cittadini extracomunitari che regolarmente risiedono e lavorano, altrimenti non possiamo parlare di un cittadino a pieno diritto”. Fadl ammonisce: “Gli immigrati della seconda generazione hanno problematiche ben diverse e più difficili da affrontare. Possono avere crisi di identità – continua – perché hanno genitori nati in società diverse. Dobbiamo iniziare a pensare anche a questo per evitare domani di avere situazioni simili alla periferia di Parigi”. In Puglia non ci sono esperienze simili a quella leccese, conclude, “anche se sento molti Comuni che stanno lavorando” o hanno provveduto “alla modifica dello Statuto”.————————————————————————————–SchedaSecondo l’ultimo dossier Caritas/Migrantes, gli immigrati con permesso di soggiorno erano in Puglia nel 2004 poco più di 55mila. Per l’ultimo censimento Istat, la maggior parte proviene dall’Europa (64,2%). Segue il continente africano (22,4%). La comunità più numerosa è quella albanese, seguita dalla marocchina.Negli ultimissimi anni un “boom” di arrivi si è registrato da Romania e Ucraina. Gli immigrati occupati sono il 45,8%. Nel 2003 sono diventati cittadini italiani 230 immigrati residenti in Puglia.E’ Lecce l’unico Comune pugliese in cui opera il consigliere aggiunto extracomunitario, che partecipa con voto consultivo. Il Consiglio comunale di Bari ha recentemente approvato la costituzione della Consulta e dell’Albo delle comunità immigrate. La prima riunione della Consulta è prevista per gennaio. Niente di fatto su voto e Consulta nella legislazione regionale.(20 gennaio 2006)