Il cristiano ha la missione "di annunciare questa parola divina di speranza, attraverso la sua condivisione con i poveri e i sofferenti, attraverso la testimonianza della sua fede nel Regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace, attraverso la vicinanza amorosa che non giudica e condanna, ma che sostiene, illumina, conforta e perdona". Lo scrivono i partecipanti al Sinodo dei vescovi nel "messaggio al popolo di Dio", ora diffuso in versione integrale dalla Sala stampa vaticana (on line su old.agensir.it, sezione "Documenti"). "Chi s’inoltra per le strade del mondo scopre anche i bassifondi ove si annidano sofferenze e povertà, umiliazioni e oppressioni, emarginazioni e miserie, malattie fisiche e psichiche e solitudini". Un "immenso respiro di dolore" che "è ininterrottamente rappresentato dalla Bibbia, che propone appunto una fede storica e incarnata". Ma nelle Scritture "a dominare è la figura di Cristo che apre il suo ministero pubblico proprio con un annuncio di speranza per gli ultimi della terra". Egli "prova la paura del morire" e "giunge all’abisso ultimo di ogni uomo, quello della morte", eppure "anche in quel momento estremo, non cessa di essere il Figlio di Dio" ,ponendo "nel limite e nel male dell’umanità un seme di divinità, ossia un principio di liberazione e di salvezza". (segue)