PUGLIA
Uno stravolgimento che oscura aspetti positivi della legge sui servizi sociali
Il 30 giugno il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la legge 10/2006 sui servizi sociali che, pur valorizzando la famiglia fondata sul matrimonio, dichiara il carattere universalistico dei servizi sociali, estendendoli ai nuclei di persone legati da “altri vincoli solidaristici” (leggi pacs). La Puglia è la prima regione che estende non alle singole persone componenti di nuclei, ma direttamente ai nuclei diritti che sono prerogativa della famiglia.Gli altri contenuti della legge riguardano il principio di domiciliarità nella realizzazione degli interventi, l’istituzione dell’Osservatorio e della Commissione per le politiche sociali nonché dell’Osservatorio sulle famiglie, il riconoscimento della funzione sociale degli oratori, la creazione della Consulta delle associazioni familiari e dei Garanti dei diritti del minore e delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, il godimento dei diritti civili per gli immigrati regolari. Per i soli servizi sociali sono a disposizione per il 2006 più di 200 milioni di euro.Un passaggio indebito. “È un passaggio indebito” quello che estende a nuclei diversi dalla famiglia diritti che sono, invece, prerogativa della famiglia, che “crea gravi problemi dal punto di vista giuridico e etico”, soprattutto “riguardo le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso e tra persone che chiedono dei diritti e non si impegnano” sui doveri del matrimonio. È il giudizio di don Luigi Renna, docente di teologia morale. Per le prime “c’è uno stravolgimento della realtà naturale del matrimonio; pur riconoscendo i sentimenti di queste persone, ci si chiede quanto questa unione possa essere duratura, quanto possa apparire sullo stesso livello di quella del matrimonio senza creare delle pericolose conseguenze culturali”, facendolo diventare “un modello tra gli altri”. Per le seconde, “ci sono unioni di fatto per motivi ideologici, per una sensibilità che non vuole sentirsi ingabbiata nel matrimonio”; sensibilità, “che non impegnano i doveri propri del matrimonio e quindi non andrebbero riconosciuti gli stessi diritti”. Uno dei limiti più grandi. “Rispetto alla formulazione iniziale della legge siamo soddisfatti”, dice Lodovica Carli, presidente del Forum delle associazioni familiari di Puglia, perché, tra l’altro, “si è dato un ruolo all’associazionismo familiare ed è stata recuperata sul piano teorico l’importanza della famiglia”. Ma “praticamente uno dei limiti più grandi della legge è l’aver assorbito la questione famiglia (in Puglia ci sono 1 milione e 400mila famiglie, mentre il numero delle coppie di fatto è stimato in circa 6mila) nell’ambito delle prestazioni dei servizi sociali”. “Il Forum – prosegue – non mette in discussione il principio dell’universalità delle prestazioni. Non condividiamo la trasformazione stessa del concetto di politica familiare perché non si dà la dovuta priorità alle famiglie fondate sul matrimonio quando parliamo, per esempio, di bandi per la casa popolare o di asili nido”. “Chiediamo che le associazioni del Forum siano tenute presenti per il regolamento attuativo della legge” e che ci sia “una verifica concreta sul funzionamento di alcuni servizi”, come i consultori familiari “perché la Puglia continua ad essere la regione con il più alto tasso di abortività”.Un accesso esteso. “La legge – dice Sandro Torre, docente di diritto pubblico comparato all’Università di Bari – prevede che il sistema integrato dei servizi sociali abbia un carattere di universalità, collegandosi alla Costituzione e a diritti sociali riconosciuti dall’Unione Europea”. E’ “interessante” per Torre che “i Comuni garantiscano a cittadini di altre regioni l’accesso ai servizi socio assistenziali”, tanto più che l’accesso “si può estendere a cittadini di Stati membri dell’Unione Europea, ai loro familiari e ai cittadini stranieri che si trovino legittimamente all’interno del territorio nazionale”. Quanto si potrà realizzare? La legge, dice Filippo Anelli, segretario regionale Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia), “introduce un tema nuovo nei servizi sociali che è quello dei livelli essenziali delle prestazioni”, per i quali individua, tra l’altro, “il pronto intervento sociale, importante per il volontariato, e il servizio di assistenza domiciliare, che nella nostra regione è assolutamente carente”. “Ci sono novità importanti come la conciliazione dei tempi della vita e del lavoro con quelli della famiglia”, che però “non so quanto si potrà riuscire a realizzare”, e il Garante per i minori per rispondere ad “una emergenza per la nostra nazione”. Ha “un alto valore di civiltà l’istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”. Per le persone immigrate è previsto “il contrasto all’emarginazione pur salvaguardando la loro cultura”.a cura di Antonio Rubino(12 luglio 2006)