MALATI GRAVI: PESSINA (FILOSOFO), "PRENDERSI CURA’, UNA QUESTIONE DI DIGNITA’ E GIUSTIZIA"

Opporsi all’eutanasia, al suicidio assistito e alle forme di accanimento clinico ha la sua "ragione d’essere" nel "criterio di tutela della dignità umana" che costituisce oggi "il parametro della giustizia e del rispetto dell’uomo e quindi deve necessariamente essere sottratta all’arbitrio". Lo ha affermato stamattina all’università di Macerata Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica della Cattolica, nella sua relazione di apertura del convegno "Le sfide del prendersi cura – Etica, diritto e deontologia nell’assistenza al malato grave". Il docente ha spiegato che il significato di "prendersi cura" è quello di fare spazio a "relazioni asimmetriche", che mettano in grado di "riconoscere il valore e la dignità di chi è oggetto della cura, pensare che ne valga la pena, per lui e per noi". Per Pessina oggi "si è giunti a negare che l’uomo nelle fasi della vita pre-conscia (stadi embrionali, fetali o infantili), o quelle nelle quali viene a mancare l’attività conoscitiva (demenze, stati comatosi, stati vegetativi), possa avere valore morale, sia, cioè degno in sé". Ma una tale concezione "rischia di non saper rispondere al criterio della giustizia" perché dell’altro vede solo "alcuni aspetti della sua esistenza" e quindi "non sa comprendere i doveri nei confronti della condizione umana del malato (che è di più della sua stessa malattia)".