PUGLIA
RAPPORTO SVIMEZ 2006: il Mezzogiorno arretra; la situazione in Puglia
Se nel 2005 l’economia italiana non è cresciuta, rispetto al modesto incremento (1,3%) realizzato nell’anno precedente, il pil del Mezzogiorno è calato dello 0,3%. Il ritmo di sviluppo del Mezzogiorno è stato,quindi per il secondo anno consecutivo, inferiore a quello del Centro-Nord, un risultato che negli scorsi dieci anni si era registrato solo nel 2000. È quanto è emerso, l’11 luglio, durante la presentazione, a Roma, del “Rapporto 2006 sull’economia del Mezzogiorno”, a cura dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez).”L’Italia è un Paese caratterizzato da un profondo dualismo, un Paese cioè ed in cui gli indicatori di benessere e di malessere, di ricchezza e di povertà, di occupazione e di sottoccupazione e disoccupazione, si collocano lungo una scala Nord-Sud che non conosce significative eccezioni”. Lo ha evidenziato Nino Novacco, presidente della Svimez. In particolare, il settore agricolo è calato nel Mezzogiorno di oltre il 3%, a fronte del -1,9% nel resto del Paese; anche la flessione del prodotto dell’industria in senso stretto è risultata maggiore al Sud rispetto al Centro-Nord (-3,1 rispetto al -1,9%).Un forte rallentamento della crescita del prodotto è segnalato nel 2005 poi nel settore dell’edilizia. Per quanto riguarda l’occupazione, negli ultimi tre anni mentre si sono registrati incrementi al Centro-Nord, sono state continue le riduzioni al Sud (-0,3 gli occupati rispetto al 2004). Altro elemento che ha caratterizzato negativamente il 2005 è stato il calo della spesa per consumi delle famiglie meridionali (-0,3%).Tutto fermo in agricoltura, industria ed edilizia? “L’impressione dice Aldo Lobello, responsabile pugliese della pastorale del lavoro – è che tutto sia fermo in agricoltura, industria ed edilizia”. “Perché si chiede – altre nazioni europee che avevano dato luogo a politiche agevolative per investimenti, defiscalizzando o creando aree attrezzate, hanno ottenuto risultati positivi mentre il Sud non ci riesce?” “Forse c’è un problema di sicurezza e legalità” perché “spesso la mancanza di lavoro dipende dalla mancanza di sicurezza e legalità”.”La situazione pugliese è caratterizzata in maniera meno evidente da fenomeni malavitosi”, aggiunge. Lobello si dice “colpito dalla questione del lavoro nero”, (la Puglia ha circa il 20% di irregolari) che “rientra nella questione più ampia della legalità”. La via d’uscita per Lobello è “il rispetto delle leggi”. “Dobbiamo ricordarci prosegue – che le persone vanno rispettate e non usate”.”La Puglia continua ad avere la caratteristica dell’individualismo. Lo stare insieme, che è la scommessa da vincere, aiuterebbe in agricoltura a superare certi squilibri nella distribuzione delle derrate alimentari. Una maggiore sinergia tra produttori e la maggiore genuinità dei prodotti potrebbero essere la soluzione insieme allo sviluppo dell’autoimprenditorialità e del turismo”.Per quest’ultimo e la ristorazione alberghiera occorrono politiche di “contenimento dei prezzi” e la “creazione di incentivi che attraggano i turisti”, anche grazie all’aiuto del settore pubblico. Sulla produzione regionale (-2,1%), Lobello non condivide l’idea che “la produzione debba aumentare ogni anno, però se si ferma o regredisce qualcosa non va”. La differenza tra Nord e Sud “non aiuta nessuno”. “Il Sud conclude – ha bisogno di incoraggiamento, di fare rete, di essere meno solo. Questa scommessa vale anche per gli immigrati, che vedo in buona parte presenti al Nord perché questo offre maggiori possibilità di lavoro”. Soltanto 5.700 dei 295mila nuovi iscritti dall’estero, infatti, hanno deciso di risiedere in Puglia.a cura di Antonio Rubino(13 luglio 2006)