PUGLIA

Nodi da sciogliere

Una proposta di legge per i Consultori familiari

La III Commissione del Consiglio regionale pugliese ha avviato le audizioni sulla proposta di legge (pdl) “Norme per il funzionamento dei Consultori familiari”, presentata da quattro consiglieri della maggioranza di centrosinistra. La proposta di legge prevede, tra l’altro, che la promozione della salute, la prevenzione e il trattamento delle principali patologie ginecologiche siano garantiti dalla integrazione dei servizi su tre livelli: Consultorio, ambulatorio e ospedale.Previste, inoltre, la gratuità delle prestazioni, anche per gli stranieri residenti o temporaneamente soggiornanti e l’accessibilità, in presenza di risorse, a finanziamenti regionali per i Consultori privati. In Puglia ci sono 152 Consultori familiari del Servizio sanitario e 16 del privato sociale, a fronte dei 225 previsti. Nel 2004 ci sono state in Puglia 12.651 interruzioni volontarie della gravidanza (Ivg). Il tasso di abortività in Italia è stato del 10 ‰, in Puglia del 12,5 ‰ (+0,1 rispetto al 2003).Tre osservazioni. “Il Forum pugliese delle associazioni familiari – dice la presidente Lodovica Carli – ringrazia il consigliere Bonasora (primo firmatario della proposta di legge, ndr ) per aver sollevato il problema in Puglia”, dove si registra “il più alto tasso di recidive di Ivg in Italia, un tasso di Ivg nelle minorenni secondo solo alla Sicilia” e dove “solo il 10,8% delle donne che richiedono l’Ivg si rivolgono al Consultorio”. “Non condividiamo alcuni aspetti della proposta di legge, che contraddice, tra l’altro, quella integrazione tra sociale e sanitario”, prevista dalla legge regionale 19 sui servizi sociali, “su cui il Forum si ritrova pienamente. Viceversa la proposta completa e rende definitiva la sanitarizzazione dei Consultori, prevedendo, tra l’altro, personale forse non in misura sufficiente, non per un numero sufficiente di ore e, soprattutto, limitando la possibilità di un intervento globale sulla gestante in difficoltà”. Nella proposta, aggiunge, “l’interlocutore privilegiato del Consultorio è la donna. Affermiamo che questa mentalità va superata e che va incontrata la famiglia nel suo contesto. Occorre, infatti, valorizzare nella terapia consultoriale la risorsa famiglia e non considerare il singolo individuo”.Il terzo “appunto è che viene non considerata la funzione dei Consultori, pubblici ma non statali, retti prevalentemente da organizzazioni di volontariato o da onlus, peraltro legalmente riconosciute dalla legge regionale 30/77 sui Consultori, e che quindi già facevano parte di un sistema pubblico integrato, anche se queste strutture non ricevevano finanziamenti da svariati anni”.Il Forum propone di “sganciare i Consultori dalla sanità” al fine di “poter avere finalmente fondi per i Consultori”, anche per “andare incontro, per esempio, alle esigenze di tante donne immigrate”. Secondo Carli va ribadito “il principio di sussidiarietà, riconoscendo l’operato delle associazioni che portano avanti l’attività di consultori” e avanza la richiesta di “una ricerca sulle attività dei Consultori per capire di cosa parliamo” ed evitare estemporaneità.Quattro nodi. “In sede di audizione – dice Vito Piepoli, presidente regionale della Federazione Consultori d’ispirazione cristiana, con 13 Consultori in Puglia – abbiamo precisato i quattro nodi principali che riteniamo vadano risolti prima di qualsiasi riforma”. I consultori, secondo Piepoli, “restano prevalentemente nell’area ginecologica e pediatrica”: occorre rimediare alla loro “eccessiva sanitarizzazione” e propone di “sottrarre i Consultori all’area sanità” per trasferirli a quella solidarietà e servizi sociali. “È urgente – aggiunge – liberare i Consultori dall’ambiguità introdotta dalla legge 194/78, che li vuole coinvolti sia nell’aiuto alla donna in difficoltà, sia nella certificazione necessaria per l’intervento sanitario della Ivg: questa certificazione è una funzione estranea alle competenze di un Consultorio familiare” e va riservata al servizio sanitario.”Un rilancio dei Consultori – continua – implica l’integrazione di molte professionalità in un lavoro di équipe che i nostri Consultori hanno da sempre, in gran parte come volontari, volendo valorizzare tutte le dimensioni della persona e della famiglia”; ma per fare ciò “occorrono nuove risorse, che non si possono sottrarre alla sanità”. Quarto nodo: “Attuare in Puglia il Piano integrato dei servizi fra quelli organizzati dalla società civile” e quelli statali, “in vera sussidiarietà”. “Come mai – si chiede – in questa proposta di legge il riferimento ai Consultori non statali è così fugace?”.”I Consultori pubblici non statali istituiti dai cristiani in Puglia funzionano” e molti di essi hanno il riconoscimento regionale, ma “pochi ricevono ancora qualche contributo dalle ASL”; “le nuove leggi regionali – si chiede – possono continuare a ignorarli?”. Piepoli, infine, avanza “la proposta della nomina di una Commissione mista da parte della Giunta regionale” per far luce su attività e prospettive dei Consultori familiari.a cura di Antonio Rubino(25 ottobre 2006)