Nella dichiarazione i firmatari riaffermano "il principio di integrazione" e riconoscono "il diritto alla libertà di coscienza" quindi "a cambiare la propria religione o a decidere di vivere senza", "il diritto di manifestare pubblicamente le proprie convinzioni religiose senza essere ridicolizzati, intimiditi o ridotti al silenzio da pregiudizi o stereotipi in modo intenzionale o per mancanza di conoscenza". Cristiani musulmani, quali cittadini e uomini di fede, "offrono la loro testimonianza affinché l’essere umano scopra la propria identità attraverso il rapporto con Dio". "Ciò ci spinge a ribadire si legge ancora nella dichiarazione l’importanza del ruolo vitale della famiglia, della dignità umana, della giustizia sociale, della cura dell’ambiente" così come "la condanna dell’uso della violenza in nome della religione e di quelle forme ostili di secolarismo militante che crea discriminazione tra i cittadini e che non lascia spazio alla pratica religiosa". Per favorire la mutua conoscenza i firmatari propongono anche "l’apertura delle chiese e delle moschee ai visitatori di altre comunità ed incontri accademici". (segue)