PUGLIA
Disegno di legge sulle politiche di genere
Sarà sottoposto domani, 8 marzo, al Consiglio regionale il disegno di legge della Giunta regionale sulle politiche di genere per garantire la parità tra i sessi. Tra le iniziative, la disciplina delle politiche di conciliazione dei tempi di vita e lavoro; l’istituzione del Bilancio e dell’Autorità di genere; l’utilizzo del part-time per motivi parentali, l’estensione di tutele ai lavoratori precari; la realizzazione di “Piani di genere” nelle imprese per l’inserimento e la carriera nel lavoro delle donne o per favorire il ritorno al lavoro dopo il congedo di maternità e paternità. Tali imprese avranno un “marchio di genere” con possibili favori per i finanziamenti regionali. Rinviata alla legge di bilancio la previsione di spesa. Secondo l’Istat nel 2005 la Puglia ha avuto il più basso tasso di occupazione femminile in Italia (26,8% contro 45,3%). Secondo il Documento strategico regionale le donne sono più qualificate professionalmente ma con un forte sottodimensionamento nelle posizioni professionali più elevate.Recuperare il ritardo. “Questo disegno di legge – dice Rosina Basso Lobello, docente in scuole di formazione politica di alcune diocesi pugliesi – ha un grande valore simbolico” poiché in Puglia “siamo in gravissimo ritardo”, e un “valore di programmazione delle politiche per le pari opportunità” fino ad ora “non organizzate in modo così sistemico”. Il disegno di legge, aggiunge, “mi sembra strutturato bene, perché coinvolge tutti gli ambiti della vita femminile”. Tre i punti qualificanti: “La stesura dei piani dei tempi”, il che “vuol dire una accessibilità ai servizi pubblici e una vivibilità delle città che agevoleranno i soggetti deboli, e non solo le donne”; “l’istituzione della Authority di genere”, che permetterà di passare “da una semplice consultazione delle associazioni femminili a un’autorità” e, infine, “l’istituzione dei piani territoriali di genere”. Senza ritenere esaustivi gli interventi istituzionali in un campo “che investe modelli culturali e civili vissuti e quindi implica livelli di impegno morale e responsabilità personale” la presenza di una “strategia integrata da parte dell’istituzione regionale e delle autonomie locali favorirà una evoluzione positiva della condizione femminile”.Nel disegno di legge, inoltre, “si affronta il problema dell’accesso al lavoro, dell’irrobustimento della rete dei servizi e uno dei nodi cruciali della questione femminile: la rappresentanza delle donne negli organismi politici delle istituzioni, un nodo collegato al compimento della democrazia”. Basti pensare alla “presenza di una sola donna in Consiglio regionale su 70 consiglieri”. Il disegno di legge è “un intervento specifico – prosegue Basso Lobello – che se non sarà accompagnato da un concerto di politiche regionali su ambiente, territorio, scuola, diritto allo studio, servizi sociali rimarrà sospeso a mezz’aria”. “Non sono in condizione di valutare il dato dei finanziamenti”, conclude, sulla iniziativa legislativa che “rimane un tentativo onesto e valido di aprire una nuova stagione di attenzione e intervento sulla problematica”.Un interrogativo. Il disegno di legge “recepisce – dice don Luigi Renna, docente di teologia morale alla Facoltà teologica pugliese – il concetto di politiche di genere” per promuovere “la corresponsabilità tra uomo e donna nel lavoro e soprattutto nella famiglia”. Il termine “genere”, tuttavia, desta “una perplessità, perché se per esso si intende genere maschile e genere femminile, lo spirito della legge è molto positivo”. Il “fine giusto” delle pari opportunità può riassumersi in una “prospettiva di uguaglianza, se in questa riconosciamo una differenza non culturale ma naturale”, quella “tra i due sessi”. Altrimenti “si tenderebbe a fare propria l’idea che non esiste un genere sessuale naturale, maschile e femminile, ma che il genere è frutto di una cultura che plasma modelli sessuali”. Si avrebbe così “una visione equivoca del genere”, con “il maschile, il femminile, il neutro”. Il disegno di legge “sembra non cedere” a questo “tipo di ideologia” tranne che nel titolo e “nell’articolo 2 comma h”, dove, tra le finalità del ddl, c’è il “promuovere e sostenere iniziative volte a superare gli stereotipi di genere”.Se questi ultimi fossero “quelli che discriminano nel ruolo familiare e lavorativo, nella cura reciproca e nella cura dei figli marito e moglie” il disegno di legge “sarebbe un grande passo in avanti”. Se negli stereotipi di genere “faremo entrare qualunque altro tipo di discriminazione, seppure ingiusta, come potrebbe essere quella omosessuale o un discorso, addirittura, del rapporto tra natura e cultura fra i generi sessuali, andremmo anche oltre i parametri costituzionali”. Il ddl “ha molti pregi perché promuove il ruolo della donna nella famiglia e nel lavoro, dà un forte sostegno al lavoro di cura e promuove il valore sociale di maternità e paternità”, permettendo ai genitori di “vivere con grande serenità” la loro vocazione. Il ddl, infine, “pone accento sull’aspetto della sussidiarietà anche con la ricezione delle Banche del tempo”, che al volontariato “hanno dato buoni frutti”.a cura di Antonio Rubino(07 marzo 2007)