PUGLIA

Le nuove fragilità

Il Piano delle salute 2006-2008

La Giunta regionale pugliese ha approvato lo scorso maggio il progetto di Piano regionale della salute 2006-2008. L’obiettivo richiamato nella premessa del Piano è quello di soddisfare i bisogni della salute compatibilmente con le risorse finanziare. Tra i suoi principi il Piano richiama la centralità della persona. Tra i suoi obiettivi la tutela delle nuove fragilità – tra questi, bambini, donne, carcerati, immigrati – la riduzione delle liste di attesa, la razionalizzazione e il miglioramento dell’assistenza ospedaliera, oltre che la riduzione della ospedalizzazione grazie alla integrazione ospedale-territorio.Tra le criticità la carenza della assistenza domiciliare e per i malati terminali, la frammentarietà dei dati del sistema informativo regionale. Il Piano si pone obiettivi di partecipazione dei cittadini al miglioramento del servizio sanitario. Nel 2006 in Puglia la sanità è costata 6.700 milioni, con un deficit di 211 milioni, ripianato con una variazione al bilancio. La mobilità sanitaria ha provocato un deficit annuo di 180 milioni negli ultimi 3 anni.Primi passi. “C’è lo sforzo di mettere in piedi un servizio sanitario regionale dignitoso – dice Franco Ferrara, responsabile del Centro studi di ricerca sociale Erasmo – con una elaborazione che però non è partecipata e si sente”. Ferrara lancia una proposta: “aprire una vasta consultazione su questo strumento”. E’ un Piano che “punta a recuperare la dimensione della prevenzione e della riabilitazione per far ripartire la programmazione. La Puglia non ha tradizione di programmazione di servizi alla persona e l’abbiamo visto con i piani sociali di zona”.Tra le novità del Piano c’è, per Ferrara, “la rete territoriale, intesa come insieme di servizi. Non viene detto nel Piano se la previsione organizzativa che fa leva sul dipartimento e sulla territorialità funzionerà perché la Puglia su questo terreno muove i primi passi”. “Finora – prosegue – il baricentro della cura è stato l’ospedale”, insieme ad esso nel nuovo Piano “viene chiamata in causa una rete di servizi”. Ci sono patologie “che chiedono una impostazione territoriale non ospedaliera”, e questo dal Piano “si cerca di farlo venire fuori”, anche se non in maniera compiuta, spiega. Su questo versante “le Asl non sono pronte”. Ferrara, critica inoltre “il modello di direzione generale, che non riusciamo a mettere in discussione” e aggiunge: “La malapianta della sanità pugliese è l’abbassamento del profilo professionale diffuso”.”Questo Piano fa un passo verso la modernità con la porta unica di accesso ai servizi, di contro non sappiamo nulla sul sistema informativo sanitario”. Nel Piano “è scritto che c’è ma non ci siamo accorti della sua presenza” e inoltre che “vi accede solo una fascia determinata di operatori”. “Le due pianificazioni, sociale e sanitaria, si devono integrare”, afferma: “Combinare l’esigenza ospedaliera con i servizi del territorio è la vera scommessa. L’altra sfida è capire come avverrà l’integrazione col sociale e ancora qui si vede poco”. Persona al centro. “Gli obiettivi che vengono ad essere individuati nel Piano – commenta Filippo Anelli, segretario regionale della Federazione italiana medici di famiglia – sono sostanzialmente condivisibili ma si aggiunge un particolare obiettivo, oltre a miglioramento della salute e all’efficienza e sostenibilità del sistema, e cioè la soddisfazione e la partecipazione dei cittadini. Credo che questi ultimi due criteri possano costituire la vera novità del Piano e mi sembra, alla luce di quello che abbiamo vissuto in Puglia, rivoluzionario se fosse tradotto in termini così cogenti da rendere efficace questa scelta”.Il testo costituisce “una specie di canovaccio sul quale inserire una serie di giuste rivendicazioni per dare la possibilità alla giunta di fare scelte finali”. “Il Piano – prosegue – introduce una metodologia e una pianificazione nuove perché mette al primo posto le nuove fragilità” e “accanto quelle tradizionali”, si aggiunge l’attenzione ai problemi delle donne, anche immigrate, con “le loro difficoltà di carattere sociale e non solo sanitario”. “Va sottolineata – dice Anelli – la scelta di fondo, che predilige le persone più deboli”. Con riguardo all’obiettivo del Piano di soddisfare i bisogni della salute compatibilmente con le risorse finanziare, “il diritto alla salute – scandisce Anelli – non può essere limitato.Le risorse garantiscono l’esercizio del diritto ma non ne limitano la natura. Il rischio è di carattere culturale” perché così come è accaduto in passato si potrebbero porre dei limiti al diritto alla salute. “Il Piano va abbastanza bene nella sua impostazione anche se negli obiettivi ci sono molte cose da correggere”, spiega. “Mi ha fatto piacere trovare nel Piano il sistema dei valori”, che pongono al centro la persona e non la malattia e gli strumenti tecnici per affrontarla. “Vorrei sottolineare che il sistema sanitario costituisce la vera attuazione di un sistema solidaristico” in cui “le persone vengono servite per il fatto di essere persone e oggi non è superfluo ricordarlo”, conclude.a cura di Antonio Rubino(8 giugno 2007)