PUGLIA
Fondi per asili nido comunali e progetti pilota aziendali
Scadrà il 4 agosto l’avviso pubblico che destina circa 17 milioni di euro per le realizzazioni di nuove strutture di asili nido comunali, incluse le sezioni primavera; ristrutturazioni, ampliamenti e/o adeguamenti di asili nido esistenti; realizzazioni e adeguamenti di micronidi e centri ludici perla prima infanzia; progetti pilota di asili aziendali presso le strutture operative. I soggetti beneficiari sono Comuni – ulteriori benefici sono previsti per quelli con popolazione inferiore a 5 mila abitanti – organismi di diritto pubblico e imprese pubbliche e, infine, Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza (Ipab). L’obiettivo è di soddisfare in Puglia una domanda pari ad almeno il 9,1% dei bambini tra 0 e 3 anni (attualmente 3,5%-12% in Italia) e di almeno il 40% dei Comuni (attualmente 24%) che attivino il servizio di asilo nido sul proprio territorio.Lisbona è lontana. “L’iniziativa – dice Vincenzo Santandrea, responsabile provinciale di Bari dell’associazione nazionale famiglie numerose – è stata avviata dal ministero della Famiglia, guidato dall’ex ministro Bindi, da cui proviene il 90% delle risorse dell’iniziativa regionale, con il resto cofinanziato della Regione”. Per Santandrea “occorre aumentare gli interventi con risorse comunitarie che si stanno attivando”, in particolare “per una maggiore copertura dei servizi per i bambini 0-2 anni e l’aumento degli asili nido pubblici o semi pubblici nei Comuni, che in Puglia sono ancora pochi”, tenendo la Regione lontana “dagli obiettivi del programma di Lisbona, che ha fissato gli obiettivi di medio-lungo periodo della Ue”. L’iniziativa “non deve riguardare soltanto gli asili nido ma anche i servizi all’infanzia” ed “è ritagliata soprattutto per gli enti pubblici”. I servizi per l’infanzia “permetterebbero alle donne di decidere liberamente di lavorare” in una Regione “che ha un basso tasso di occupazione femminile”.Più attenzione alle famiglie numerose. “La maggiore disponibilità di servizi per l’infanzia – continua – deve andare di pari passo con il miglioramento delle condizioni economiche di accesso: va associato, infatti, al problema dei costi per le rette e le tariffe”, perché occorrerebbe “consentire alle famiglie disagiate, soprattutto alle numerose e con figli minori, di usufruire di questi servizi”. Tali agevolazioni, “sia pure con scarsi finanziamenti”, sono previste nel piano regionale “Famiglie al futuro”, ma “il quadro non è idilliaco, perché Regione e Comuni hanno destinato finora scarse risorse alla famiglia”. Se la spesa sociale “è considerata una priorità – prosegue – devono essere destinate più risorse, soprattutto per le famiglie numerose e tra queste, a quelle con figli minori”. Per gli asili nido aziendali previsti nel bando “si tratta di un tentativo interessante soprattutto perché la presenza è di circa un terzo di quella che risulta al Nord”. Alcune Ipab sono pronte ad “affrontare gli interventi previsti nel bando, anche perché al loro interno ci sono lavoratori e lavoratrici dotati delle necessarie professionalità”. Santandrea giudica positivamente l’interesse del bando alle sezioni primavera per bambini tra i 2 e i 3 anni perché “attualmente ci sono scarsi spazi nelle scuole materne e un personale specifico da formare”. “Il problema di fondo – evidenzia – è anche culturale: modificare l’ottica di offerta dei servizi: dall’individuo alla persona che vive in primo luogo in famiglia e poi in un sistema di relazioni interpersonali sempre più allargato”.La palla ai Comuni. “È un intervento ritagliato sui bisogni”, esordisce Franco Ferrara, responsabile del Centro studi di ricerca sociale “Erasmo”. “Questo bando colma una distanza che c’era perche la disponibilità di asili nido è scarsa in regione, anche se arriva con un po’ di ritardo”. Ferrara teme che i Comuni potrebbero essere “po’ lenti nel recepire questa novità, che deve far parte dei piani zona”. Su quest’ultimo fronte Ferrara denuncia ritardo perché “le gare per i piani di zona sono partite solo nel Nord barese e in alcuni Comuni a sud della provincia di Bari”. “L’intuizione buona della legge regionale 19/06 – continua – è la concertazione, ma l’abbiamo persa di vista. Gli osservatori non stanno registrando pratiche di sussidiarietà”. Sono soprattutto i Comuni “a non volerne sapere di programmazione”. Tra i motivi di positività dell’iniziativa regionale, il fatto che questa “rientra nella rete dei servizi alla famiglia, contribuendo a diffonderla”. Gli asili nido “rientrano in questa rete e costituiscono un grande vantaggio per la mamma-lavoratrice”. Nella rete occorre “inserire l’assistenza domiciliare”, per la quale “non si comprende tanta lentezza” e “misure di sostegno all’associazionismo familiare”. Ferrara teme “la lentezza dei Comuni sugli interventi, che invece il bando (e questo è uno dei suoi vantaggi) rende rapidi. Non sarebbe male finanziarie le aziende private per far sorgere asili nido come già accade per alcune di esse grazie alla contrattazione aziendale”, considerato che alcuni interventi legislativi “prevedevano addirittura i nidi condominiali”.a cura di Antonio Rubino(02 luglio 2008)