L’OSSERVATORE ROMANO: MONS. RAVASI SULL’ANTICLERICALISMO, "FERIRE LA COSCIENZA INTORPIDITA"” “

"Un conto è avere a che fare con la notte dello spirito dell’ateo o del credente (alla Giovanni della Croce o alla Meister Eckhart o alla Angelo Silesio) e un conto è avere a che fare con quella che già il filosofo Martin Heidegger, nei Sentieri interrotti, chiamava ‘il tempo della notte del mondo, ossia il tempo della povertà del mondo, quella di non riconoscere più la mancanza di Dio come mancanza’. Ed è purtroppo questa la dominante della non credenza nell’attuale mondo secolarizzato": anche mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, entra nel dibattito suscitato dall’omelia del Papa a Pompei sull’anticlericalismo.” “"Quale strategia – si domanda il presule – sia da adottare di fronte a una simile temperie culturale grigia è piuttosto difficile da programmare. Certo è che le Chiese non devono rassegnarsi a inseguire questa deriva, scegliendo la strada dell’adattamento, riducendo la religiosità a una spiritualità debole e inoffensiva, che si accontenti del minimo, sia pure con la continua consapevolezza che non si deve spegnere la fiammella vacillante". È, invece, da calibrare innanzitutto "un linguaggio che sia percepibile a queste orecchie ostruite dai rumori di fondo della società, dal brusio informatico, dalla distrazione superficiale". (segue)” “” “