PUGLIA
Approvate le norme a favore di energia non inquinante
Il Consiglio regionale pugliese ha approvato il 14 ottobre a maggioranza le norme in materia di energia da fonti rinnovabili e per la riduzione di immissioni inquinanti. La Giunta, previo parere delle Commissioni regionali, è autorizzata a stipulare accordi coi quali, a compensazione di riduzioni delle emissioni da parte degli operatori industriali, siano rilasciate autorizzazioni per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili ovvero altre misure di riequilibrio ambientale. Previsti limiti per la realizzazione di impianti fotovoltaici in zone agricole di pregio, zone umide tutelate ed aree protette. Per realizzare gli impianti sarà necessario, tra l’altro, dimostrare una sufficiente disponibilità finanziaria e concludere i lavori entro 30 mesi dall’avvio. La Puglia è prima in Italia per produzione di energia da fonte eolica (700 MW) e terza da fotovoltaico (19,16 MW). Esistono domande di investimenti per la produzione di un totale di 20.000 MW dalle rinnovabili.Punto di equilibrio. “Si tratta di una legge attuativa di norme nazionali e che si pone nel filone nazionale di promozione delle energie rinnovabili”. Il testo è “un buon punto di equilibrio” tra le due anime presenti sia nel movimento ambientalista – “l’una favorevole alle energie rinnovabili, l’altra più attenta al paesaggio” – che “all’interno del governo regionale”. Così Domenico Viti, docente all’Università di Foggia e vicepresidente regionale di “Italia Nostra”. Si tratta di un “passo in avanti della Regione verso le energie alternative”, che da tempo la Puglia promuove, quelle derivanti da “sole e vento in particolare”, perché “per le biomasse siamo agli inizi”. “Non si può pensare di risolvere la dipendenza da carbone e petrolio con la sola riduzione dei consumi”, dice Viti. Le energie rinnovabili stanno diventando un “business in Puglia con la presenza di imprese che producono pannelli fotovoltaici”, anche se “c’è un problema finale ambientale perché non si sa che fine questi faranno i pannelli quando avranno terminato la loro vita economica e tecnologica”, continua Viti. Non pochi sindaci del foggiano, inoltre, hanno permesso la installazione di pale eoliche e pannelli “per tenere in vita in propria paesi” grazie ai proventi. L’utilizzo amministrativo della denuncia di inizio attività (Dia) “è stato attaccato dal mondo ambientalista”. Tuttavia, per Viti “bisogna fidarsi della deontologia dei professionisti”; i vincoli “vanno bene ma non si possono basare i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione sulla sola sfiducia”.Energia per lo sviluppo. “Quella approvata dal Consiglio regionale potrebbe essere considerata una ottima legge”, dice Walter Napoli, chimico tossicologo e analista ambientale, perché ha aspetti “che richiamano le direttive europee” e che consentono di “passare da una logica che considera l’energia come un bene da consumare ad una che la considera fonte di sviluppo”. E ciò è anche dimostrato per Napoli dalla firma, a settembre, del protocollo d’intesa tra la Regione e il Distretto tecnologico nazionale dell’energia (Ditne) per trasferire tecnologie dal sistema della ricerca a quello imprenditoriale. “La legge – riprende – offre chiarezza dal punto di vista amministrativo perché dice che le cose si fanno sul serio e offre una apertura ai temi della ricerca e dello sviluppo”. Per questo, può diventare uno strumento di “promozione di una cultura del miglioramento e uno stimolo per gli operatori del settore”. Napoli giudica positivamente “l’attenzione ad evitare la pratica della vendita delle autorizzazioni” ed ” è chiaro che va bene”, continua, anche “la presenza di una fideiussione” rilasciata a garanzia della realizzazione dell’impianto perché “la Regione deve garantite che l’opera autorizzata arrivi a termine” dato che “soprattutto nel nostro territorio tante opere sono iniziate e non finite”. Mancanza di discernimento. Esistono, tuttavia, “problemi strutturali che sono soprattutto culturali”. Le buone idee prodotte “non sono legate al vissuto sociale, che rimane indifferente o non riesce a dare senso a questi interventi”. Manca “la partecipazione alla decisione”, che significa “decidere sulle alternative proposte” e “capire se quello fatto corrisponde agli obiettivi proposti”. Ciò “per il cristiano significa avere responsabilità e consapevolezza, sfruttare il discernimento che permette di fare una scelta su più alternative”. “Se non abbiamo consapevolezze e responsabilità – continua Napoli – il territorio non ha più significato e non si riesce a valorizzarlo”. Napoli chiede alla Regione di “avere una funzione programmatoria”, continuare “il presidio di promozione di uno sviluppo attento ai cambiamenti climatici e alla tutela del territorio” e creare “un sistema catalizzatore soprattutto per giovani”. Così questi potrebbero “dare senso all’interesse nella visione delle cose del mondo”, e “passare da consumatori a portatori di modelli di vita che possono rispondere alle aspirazioni più profonde di ciascuno, da condividere poi con gli altri”. a cura di Antonio Rubino(24 ottobre 2008)