Inoltre, denunciano le due organizzazioni, "molti condannati a morte non possono presentare appello perché i loro fascicoli processuali sono andati persi; spesso i prigionieri sono costretti ad assistere alle esecuzioni e, dopo un’impiccagione, vengono obbligati a pulire il cappio; nonostante i divieti del diritto internazionale, almeno 40 prigionieri in attesa dell’esecuzione avevano tra 13 e 17 anni al momento del presunto reato". "La legge nigeriana aggiunge Chino Obiagwu, coordinatore nazionale di Ledap -. prevede che una confessione estorta sotto pressione, minacce o tortura non possa essere usata come prova in tribunale. I giudici sanno che c’e’ un vasto ricorso alla tortura da parte della polizia, eppure continuano a infliggere condanne basate sulle confessioni, mandando incontro alla morte molti possibili innocenti". Alla fine di febbraio, nei bracci della morte della Nigeria si trovavano 736 persone, di cui almeno 40 minorenni all’epoca del presunto reato. Il 55% delle condanne a morte si riferisce a omicidio, il 38% a rapina a mano armata, l’8% a furto. Il 47% dei prigionieri è in attesa dell’esito dell’appello, un altro 41% cento non ha mai presentato un appello. Le esecuzioni in Nigeria sono avvolte dal segreto. Il governo non segnala ufficialmente esecuzioni dal 2002 sebbene sia emerso che almeno 7 prigionieri siano stati messi a morte nel 2006.” “