"Occorre riflettere su alcuni pregiudizi e nodi che nella cultura contemporanea provocano un fraintendimento dell’idea di cura". Ne è convinto Luigi Alici, docente di filosofia presso l’Università degli studi di Macerata, che interverrà al convegno su "Le sfide del ‘prendersi cura’. Etica, diritto e deontologia nell’assistenza al malato grave", in programma il 24 ottobre presso l’Ateneo maceratese su iniziativa della stessa Università, del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica e dell’Associazione marchigiana di Bioetica. In un’intervista al SIR, Alici afferma che "oggi l’idea di cura ha prevalentemente un contenuto utilitaristico: curare equivale a guarire e l’abbandono terapeutico è spesso una conseguenza diretta di questa equazione. Dobbiamo viceversa acquisire un’idea di cura molto più ampia che investe, attraverso il servizio alla salute, un servizio alla vita e che chiama in causa competenze diverse". Per Alici, "in questa pluralità che si fa carico del curare, quando non è possibile guarire debbono cambiare le modalità di accompagnamento, ma non deve venir meno la cura, modo tipicamente umano con cui si vive la reciprocità, anche in una condizione di fragilità". (segue)