PUGLIA

Grave discriminazione

Verranno rimossi dai Consultori i medici obiettori Ivg

Il 18 marzo la Regione Puglia ha presentato le Linee di indirizzo per il progetto di riorganizzazione della rete consultoriale pugliese. Queste prevedono il “progressivo riposizionamento del personale sanitario che solleva obiezione di coscienza” e l’implementazione di ginecologi e ostetriche non obiettori. La quota del 79,9% di medici obiettori in servizio nei Consultori pugliesi “deve essere ridotta progressivamente, provvedendo a sostituire immediatamente i medici obiettori che impediscono l’applicazione della legge 194, la libera scelta contraccettiva della donna e l’utilizzo dei presidi farmacologici di prevenzione delle Ivg”. Si prevede che i Consultori siano portati da 178 (157 pubblici e 21 privati) a 203, uno ogni 20 mila abitanti. Secondo i dati preliminari del ministero della Salute, le Ivg (interruzioni volontarie di gravidanza) in Puglia nel 2007 sono state 11.083 (8,72% del totale); il tasso di abortività del 11% (media nazionale 9,1).Pregi e difetti. “Tra i pregi delle Linee ci sono il desiderio di dare impulso alla rete dei Consultori – fino ad ora completamente abbandonata – affinché possano essere strumento di promozione della salute e del benessere dei minori e delle donne e l’affermazione che la salute della donne è un indicatore delle politiche nazionali di salute”, dice Filippo Anelli, segretario regionale dell’associazione medici di famiglia. Sui medici obiettori, “l’obiezione – commenta – è legata alla coscienza e travalica gli aspetti organizzativi. La legge tutela questo diritto e non si può certo condizionare. Mi sembra una scivolata di carattere ideologico” da parte del governo regionale che, invece, “ha chiesto ai medici di esercitare obiezione riguardo la possibile denuncia di immigrati irregolari”. Il problema si può risolvere “attraverso il sistema del convenzionamento esterno”. Sulla composizione dei nuovi Consultori, “perché privilegiare i soli ginecologi dipendenti?”. Perché, inoltre, non coinvolgere i pediatri di libera scelta”, risparmiando così risorse? L’attenzione alle problematiche dell’adolescenza richiama un “utilizzo corretto del Consultorio”; sono “condivisibili” le previsioni di una «medicina scolastica» e del mediatore culturale per le donne immigrate. Manca, nel richiamo a maternità e paternità responsabili, “il ricorso a metodi contraccettivi non farmaceutici”. Attualmente “il versante sanitario è privilegiato rispetto al socio-sanitario e si usa l’interruzione di gravidanza come metodo contraccettivo”: far passare i cittadini dal Consultorio, come prevedono le Linee, “per avviare una riflessione sulle cause che portano alla Ivg”, può evitare una seconda interruzione di gravidanza. Il documento regionale “non dice nulla sul rapporto numerico tra Consultori pubblici e privati – che devono avere obiettivi comuni e pari dignità – e sul fatto che il privato accreditato eroga un servizio pubblico”. I finanziamenti destinati “mi sembrano inadeguati per realizzare nuovi Consultori” ma sufficienti per raggiungere qualche obiettivo. Grave discriminazione. “Il Forum apprezza e condivide la necessità di rilanciare i Consultori familiari, ma gli strumenti individuati appaiono contraddittori e insufficienti”, commenta Lodovica Carli, presidente del Forum delle associazioni familiari di Puglia. “Sul tema degli aborti volontari le Linee affermano, opportunamente, che i Consultori devono rimuovere le cause «che portano le donne all’Ivg anche attraverso interventi di natura sociale e socio-sanitaria integrata». Poiché l’aborto, medico o chirugico, deve comunque avvenire in ospedale e che compito del Consultorio è la prevenzione pre- e post-concezionale, non è plausibile considerare il medico obiettore un ostacolo”. La posizione della Regione “apre la strada ad una gravissima discriminazione”, anche nei “futuri concorsi pubblici per i Consultori familiari”, contraria alla legge 194, e “assolutamente anticostituzionale”. Il medico deve vedere “tutelato il suo diritto-dovere alla prescrizione secondo scienza e coscienza”, garantito dalla Costituzione e dal Codice di deontologia medica; ciò “vale anche per la «pillola del giorno dopo», il cui utilizzo è stato dimostrato non influente sul ricorso alle Ivg da numerosi studi scientifici”. Il Forum “apprezza l’apertura dell’azione consultoriale” al lavoro con gli adolescenti, alla procreazione responsabile, alla patologia relazionale familiare, ad adozioni e affidi, ma “mancano o sono carenti figure professionali necessarie come il mediatore familiare o il pedagogista” e “l’insegnante della regolazione naturale della fertilità”. “Ci chiediamo – prosegue Carli – dove sia finita la prevista collaborazione con le associazioni familiari, di promozione sociale o di volontariato”, che era “garantita dal recente Piano sanitario regionale”. “Chi deciderà come gestire gli «spazi adolescenti»? Come sarà realizzato il sostegno alla gravidanza a rischio sociale di cui parlano le Linee? Da chi saranno sostenute le famiglie adottive o affidatarie? Il Governo regionale – conclude Carli – deve favorire lo sviluppo sussidiario della rete solidale sul territorio”. a cura di Antonio Rubino(25 marzo 2009)