PUGLIA

Una mentalità nuova

Interventi per le famiglie numerose

La Regione Puglia ha stanziato 5,5 milioni per il Programma di interventi per le famiglie numerose. Il Programma riguarda iniziative sperimentali per 1 anno di abbattimento dei costi e delle tariffe per la fornitura di beni e la fruizione di servizi nonché di agevolazioni e riduzioni di imposte e tasse locali (dai costi di gas ed acqua a quelli per campi scuola ed attività sportive). Gli interventi, promossi dai Comuni riuniti in ambiti e dalla Regione, riguardano i nuclei familiari con 4 o più figli conviventi minori ed Isee non superiore a 20 mila euro. I benefici riguardano anche famiglie di cittadini extracomunitari, con permesso di soggiorno e residenti da almeno 6 mesi in Puglia. Promosso, inoltre, il marchio “Famiglie al futuro” per le imprese e le organizzazioni che favoriranno, tra l’altro, la salute, l’educazione, il tempo libero e il credito. Istituito, infine, un tavolo di lavoro permanente per politiche a sostegno delle famiglie. Secondo gli ultimi dati Istat, in Puglia ci sono circa 22 mila famiglie con 4 o più figli; di queste, poco più di 5 mila con figli tutti minori.Occasione per cambiare . Grazie allo strumento approntato dalla Regione i Comuni “inizieranno a fare indagini e ad aver numerose informazioni sulle famiglie”. Potranno, quindi, “incominciare a pensare a misure specifiche”, da realizzare “non più in un’ottica individuale” ma familiare. L’iniziativa regionale “può servire per rompere il ghiaccio verso le famiglie numerose” e contribuire a realizzare “un cambiamento culturale”. Così Vincenzo Santadrea, coordinatore regionale, insieme con la moglie Laura, dell’associazione famiglie numerose, commenta il Programma regionale. “La scelta di privilegiare le famiglie numerose con figli minori è condivisibile perché lì si concentrano le situazioni più difficili”. “La Regione – continua – ha scelto di concentrare le risorse” e non disperderle in interventi poco significativi. Ciò significherà che ad ogni famiglia “andranno 1.200-1.300 euro”. Le risorse sono “per la maggior parte statali, poi regionali e comunali”. Al momento della progettazione “siamo stati coinvolti. Ciò che abbiamo ribadito è che politica di accesso ai servizi di tipo familiare diventi strutturale; che non sia una tantum”. Interventi strutturali. “La sfida è che i Comuni trovino meccanismi per far durare nel tempo” gli interventi. I Comuni “sono gli enti più vicini alle persone”; occorre “qualificare le strutture, le persone e le sensibilità che vi operano”. A breve “ci saranno i nuovi Piani di Zona – prosegue Santadrea – che possono essere un’occasione” per inserire interventi strutturali, anche per i servizi. Il problema è che se si incide “sui bilanci comunali, la Regione deve trovare strumenti di copertura finanziaria”, in un momento in cui “tanti soldi sono assorbiti dalla sanità”. Il rammarico è che “si poteva arrivare un po’ prima agli interventi, per raccogliere già i primi risultati di contrasto alla crisi economica”. Santandrea trova “positivo” che il Programma riguardi anche gli immigrati. Riguardo al marchio “Famiglie al futuro”, “la Regione non mette soldi – spiega il coordinatore regionale – ma utilizza uno strumento di regolamentazione”. Il marchio serve “per stimolare programmi di intervento”. Oltre ai classici sconti “le aziende, per esempio, possono individuare orari più flessibili per un genitore”. Santandrea si augura che “per le prossime amministrative la famiglia rientri nei programmi di welfare”. “È un percorso”, conclude Santandrea, che si dice “realisticamente ottimista”.Famiglia come risorsa. “È un intervento che mi piace, ci vedo un’intelligenza progettuale perché è organizzato con i vari soggetti sociali” e perché considera la famiglia con “una mentalità nuova”, cioè “come soggetto sociale”, dice don Franco Lanzolla, incaricato della diocesi di Bari-Bitonto per la pastorale familiare. È positivo che l’intervento sia stato “pensato con una strategia complessiva, con la partecipazione degli enti locali”. È “un passo importante”, che “fa capire che la famiglia va sostenuta”, riconosciuta come “risorsa” e che “le famiglie numerose sono un investimento per il futuro e non un handicap”. Si esprimono così “un’attenzione e l’inizio di un cammino”. Si tratta di un “processo che ha bisogno di essere discusso e partecipato”. Comuni e associazioni “devono creare un processo di partecipazione”. Per Lanzolla, l’intervento regionale mostrerebbe tutti i suoi limiti “se si riducesse alla sola somministrazione di denaro”, invece che “all’apertura di un dialogo con la famiglia”, per il riconoscimento dei suoi diritti. “Vorrei che si andasse oltre la giustizia distributiva”, dice. Occorre “favorire e sostenere la donna, che non deve vedere nella maternità un limite e l’unica forma di realizzazione”. “La vera ricchezza della Puglia è l’investimento sulla famiglia”, e in particolare sui bambini. “Sfasciare la famiglia” – per come è strutturata la società pugliese – “significherebbe sfasciare il sistema educativo, sociale, culturale ed economico della regione”.a cura di Antonio Rubino(08 maggio 2009)