PUGLIA
Un progetto di sostegno del sistema ricerca
La Regione Puglia ha promosso tre bandi per giovani laureati e ricercatori nell’ambito dell’iniziativa “Ritorno al futuro”. Il primo – “Borse di Ricerca”, con scadenza a metà febbraio – stanzia 3,2 milioni di euro per l’attività di specializzazione a supporto del sistema regionale dell’innovazione, sulla base di candidature presentate da laureati su un progetto condiviso da un’azienda e da un ente di ricerca. Il secondo – con scadenza 22 gennaio 2010 – stanzia 19 milioni di euro per la partecipazione a master post laurea in Italia e all’estero. L’ultimo – “Ricerca”, scaduto il 18 dicembre – ha messo a disposizione 17 milioni di euro per la frequenza di corsi attivati dalle Università pugliesi per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca (Formazione.regione.puglia.it). La disoccupazione in Puglia, secondo Bankitalia, nel quarto trimestre 2008 toccava il 12,3%; quella giovanile, secondo gli ultimi dati Eurostat, il 31,8%.Per le nuove leve. “Questi bandi sono sicuramente apprezzabili, a condizione che, insistendo sugli stessi fondi che finanziano la formazione professionale, non sottraggano risorse per la formazione e l’inserimento nel mondo lavorativo anche dei giovani con più bassa scolarità e precoce vocazione al lavoro”, esordisce Vito Micunco, responsabile per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Bari-Bitonto. “Va comunque condiviso – prosegue – l’intento della Regione di finanziare non soltanto le attività di ricerca delle imprese o la creazione delle infrastrutture necessarie per il loro svolgimento, come avvenuto con le risorse messe a disposizione con i bandi precedenti, ma anche la preparazione di nuove leve di ricercatori”. Con l’emanazione di queste misure “la Regione sta realizzando in maniera compiuta e convincente un progetto di sostegno del sistema della ricerca in Puglia che potrebbe rappresentare un’occasione di occupazione di tanti giovani e, allo stesso tempo, di rilancio del nostro sistema produttivo”. “Naturalmente – spiega Micunco – molto dipenderà dalla risposta che sapranno dare le imprese. Se infatti è vero che l’integrazione con l’università e la ricerca è un tema molto sentito da parte delle imprese, è anche vero che, per ragioni di carattere strutturale dovute al fatto che il nostro tessuto produttivo è costituito per la stragrande maggioranza da piccole e piccolissime imprese, ancora oggi esiste una forte resistenza ad assumere laureati e, a maggior ragione, dottori di ricerca e ricercatori”. Giusta direzione. Da questo punto di vista, però, “la politica dei distretti produttivi, che da qualche anno la Regione sta portando avanti, perseguendo lo sviluppo di sinergie e investimenti congiunti tra le imprese e, dunque, la possibilità di mettere a fattor comune servizi quali la ricerca – che di solito la singola impresa non può permettersi per mancanza di mezzi e cultura -, potrebbe favorire anche un maggior raccordo con il mondo dell’università, con conseguente possibilità concreta di occupazione per tanti giovani laureati”. Queste iniziative certamente non sono nuove in assoluto e “finora non hanno portato, forse anche complice la crisi economica, i risultati sperati. È, tuttavia, necessario – sostiene Micunco – insistere in questa direzione, ossia verso un sistema integrato tra impresa e università, perché è l’unica strada che ci è dato percorrere se non vogliamo che i nostri giovani laureati emigrino per mancanza di occupazione”.Imprese impreparate. “Il problema è come riuscire ad agganciare le esperienze formative al territorio e intrecciare relazioni con il tessuto imprenditoriale, che fatica a ragionare su queste cose; le imprese non sono preparate ad accogliere figure professionali così elevate” e, allora, accade che i giovani riescano ad inserirsi nelle aziende “con profili professionali più bassi rispetto a quelli che hanno acquisito con la formazione”. È l’opinione di Donato Parisi, responsabile della formazione per il Progetto Policoro in Puglia. “Formiamo manager, ma le imprese pugliesi si reggono sulla figura dell’imprenditore-paternalista”, dice Parisi. Non è solo “un problema economico, ma di cultura”, perché riguarda “anche le aziende medie e grandi” come alcuni grandi calzaturifici del Salento, guidati “da un paternalismo di fondo che impedisce di strutturare l’azienda in modo moderno”. “C’è una novità rispetto al passato” per i master post laurea, che possono essere effettuali in Università, centri di formazione accreditati e in istituti di formazione avanzata. Questi ultimi “devono avere 10 anni d’esperienza nella formazione”; ciò contribuisce a garantire la “serietà dei centri che forniscono formazione”. Sempre su questo bando, il giudizio è sospeso poiché “non sappiamo come è andata la prima edizione per capire se queste esperienze di formazione hanno avuto un ritorno”, pur riconoscendo che “l’idea in sé è buona perché consente un’esperienza formativa qualificata e di riportarla nel territorio”.a cura di Antonio Rubino(23 dicembre 2009)