” “Il card. Scola segnala poi nella sua "Lettera dal Sinodo" alcuni interventi giunti da diverse parti del mondo tra cui quello “del giovanissimo vescovo mons. Bejoy D’Cruze, di Khulna in Bangladesh, diocesi fondata da mons. Battagliarin, originario di Treporti (Venezia) quindi un "figlio della diocesi di Venezia". Mons. D’Cruze riferisce Scola – ha parlato della carità come chiave importantissima per capire la Parola di Dio e ha sottolineato il rapporto molto costruttivo nel suo Paese tra Chiesa cattolica e musulmani che rappresentano l’80% degli abitanti. Il Patriarca di Venezia conclude che "dovremo intensificare i rapporti con Khulna, anche attraverso il Centro Oasis". Verso la fine della "lettera" Scola riporta anche alcune curiose e divertenti “perle” che emergono dalle giornate dei lavori del Sinodo. Come” “quelle che riservano le traduzioni in latino delle parole dei Padri sinodali: “Una donna con i pantaloni si dice foemina brachata. O, ancora, l’espressione rock and roll da un Padre è stata tradotta con peregrina et barbara saltatio… Altro che lingua morta! Il latino riesce a rendere con perspicacia anche i neologismi più attuali”. ” “