Un appello perché cessino le minacce alla comunità cristiana in Iraq. A lanciarlo sono stati i circa 40 teologi e studiosi musulmani che dal 12 al 15 ottobre hanno partecipato alla Conferenza internazionale indetta dall’arcivescovo Rowan Williams e dal Gran Muftì di Egitto Ali Gomaa ad un anno dalla pubblicazione della lettera "A Common Word". "Siamo profondamente ” “consapevoli si legge nel comunicato finale diffuso ieri – delle terribili sofferenze vissute dalla popolazione irachena di ogni credo negli ultimi anni e desideriamo esprimere la nostra solidarietà con loro. Non troviamo alcuna giustificazione nè nel cristianesimo nè nell’Islam per chi perpetra violenza in alcune parti dell’Iraq. Invitiamo pertanto i leader religiosi e politici a fare tutto quanto è in loro potere per promuovere il ritorno di tutte le persone e comunità, incluse le antiche comunità cristiane, e garantire una stabilità in cui tutti i cittadini possano prosperare. Dichiariamo in maniera inequivocabile che, in Iraq come nel resto del mondo, nessuna persona o comunità dovrebbe essere perseguitata o minacciata a causa della propria fede religiosa". "Preghiamo perché l’Iraq possa trovare la pace e perché le nostre due religioni possano lavorare insieme per superare le divisioni nella società, dimostrare la fedeltà al duplice comandamento di amare Dio e l’amore prossimo".