Per la Chiesa Cattolica l’ecumenismo è "l’impegno primario nel terzo millennio che non può limitarsi allo scambio di inviti, di visite e di doni, o anche a tutti quei gesti che esprimono il nostro desiderio di creare unità. II desiderio non basta". Lo ha detto mons. Fragkiskos Papamanolis, vescovo di Syros, amministratore di Milos (Grecia) nel suo intervento oggi al Sinodo dei Vescovi in corso in Vaticano. "Dobbiamo essere disposti a sacrificare leggi e strutture, per preparare il giorno benedetto in cui i cristiani saremo uniti ha affermato il presule – il giorno benedetto dell’unione dei cristiani, infatti, non sarà ‘un incontro incondizionato’ con i nostri fratelli, ma una fusione di due pezzi d’oro, per arrivare ad una nuova entità nell’unità. II tempo del cammino ecumenico sarà autentico solo se sarà per le Chiese un cammino di purificazione delle strutture". E proprio le strutture con le quali opera la Chiesa come istituzione, rappresentano per mons. Papamanolis una delle difficoltà nel dialogo con gli Ortodossi. "Sono consapevole delle necessità delle istituzioni e del bene che viene fatto anche attraverso la diplomazia riconosce il vescovo – tuttavia è pur vero che esse vanno sempre riesaminate e verificate alla luce della Parola di Dio, perché il fine non giustifica i mezzi". La Parola di Dio resta "l’unico elemento comune su cui possiamo incontrarci".