"Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili". E’ il forte ammonimento contenuto nel Messaggio della Cei per la prossima Giornata nazionale per la vita, in programma il 1° febbraio sul tema: "La forza della vita nella sofferenza". "La vita esordiscono i vescovi – è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi". In ogni caso, "la sofferenza appartiene al mistero dell’uomo e resta in parte imperscrutabile", ricordano i vescovi italiani, secondo i quali "chi soffre non va mai lasciato solo", poiché "l’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza". Di qui l’appello della Chiesa italiana "ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia". (segue)