PUGLIA
Verranno finanziati progetti per la promozione delle lingue minoritarie
Con la legge “Norme per la promozione e la tutela delle lingue minoritarie in Puglia” il Consiglio regionale ha riconosciuto le comunità storico-linguistiche della Grecìa salentina, arberesche (di origine albanese) e franco-provenzali di 14 Comuni delle Province di Lecce, Foggia e Taranto. Tra gli obiettivi della legge, promuovere la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio linguistico, storico, culturale, artistico, religioso-liturgico e folklorico di quelle comunità. Perciò la Regione erogherà, tra gli altri, contributi per lavori inerenti temi liturgici e religiosi, l’insegnamento delle lingue minoritarie nelle scuole e attività giornalistiche. Ai contributi (50 mila euro nel 2012) possono accedere, presentando i progetti entro il 1° febbraio di ogni anno, enti e associazioni religiose, enti locali, fondazioni senza scopo di lucro, istituti scolastici, associazioni culturali e testate giornalistiche. Opportunità da cogliere. “In un mondo votato alla globalizzazione può sembrare strano parlare di lingue minoritarie, soprattutto in un ambito regionale – dice Enzo Quarto, incaricato della Conferenza episcopale pugliese per le comunicazioni sociali e scrittore -. Le minoranze linguistiche sono storia di comunità, e quindi di persone, che ha diritto a essere salvaguardata”. Queste comunità “sono state e sono la ricchezza della cultura generale nella loro diversità”. Come ricorda la “Gaudium et Spes”, la cultura “presenta un aspetto storico e sociale e spesso un significato sociologico ed etnologico: in questo senso si parla di pluralità delle culture”. “Il patrimonio che tutte le lingue rappresentano è fatto di valori che vanno difesi, raccontati, capiti, memorizzati e utilizzati nel processo di crescita culturale”, prosegue. In questo senso, la legge regionale “è un’opportunità da cogliere, anche da enti e associazioni religiose. Le comunità grike, arberesche e franco-provenzali hanno il diritto di vivere e raccontare nel presente la loro storia spirituale, la loro ricerca di Dio”, sostiene Quarto, che continua: “L’evangelizzazione con l’utilizzo delle lingue minori può aiutare a rivitalizzare i territori”, offrendo a queste lingue “una loro peculiare ragione sociale contemporanea”. La Chiesa, inoltre, “ha diritto ad usare queste lingue minoritarie nella propria missione e di parlare agli uomini secondo la cultura che essi conoscono meglio”, come evidenzia la “Lumen Gentium”. Ripartire dalla oralità. “Molte lingue sono andate perdute, soprattutto negli ultimi 50-60 anni; le espressioni linguistiche minoritarie che hanno resistito lo hanno fatto a grande prezzo e per il coraggio di pochi difensori”, evidenzia Quarto. “Molti racconti dell’infanzia si sono tramandati”, grazie soprattutto alla tradizione orale, da cui “dobbiamo ripartire per cercare di tamponare questo aspetto negativo della globalizzazione”. In Puglia hanno resistito “soprattutto il griko e il franco-provenzale perché le comunità hanno avuto la forza di tramandare” la lingua e la cultura tra le generazioni. “Ci sono maestri elementari – continua – che insegnano a scuola queste lingue sia nei paesi della Grecìa salentina che a Faeto (in provincia di Foggia, ndr)”. Sul rischio di dispersione di questo patrimonio a causa dell’emigrazione giovanile Quarto dice: “Non penso che per la Grecìa salentina sia imminente”, perché nel Salento “non si corre via dai paesi per andare in città, ma tutto il territorio contribuisce alla vita sociale della provincia”. Nel caso del sub-appennino dauno, invece, “il rischio dell’abbandono è forte”. Tuttavia, “se l’uomo è presente cura il suo territorio”. “Nuove politiche devono riuscire a far fruttare il territorio delle aree interne” per consentire di “fare rivivere territori oggi abbandonati”. “Se torna la produttività, insieme alla sicurezza delle città, torna anche la vita sociale con la sua tradizione, comprese le lingue in estinzione”, conclude.Momento di attenzione. “Sono contento perché finalmente c’è un momento di attenzione per il nostro dialetto greco e ogni progetto che sarà portato avanti è una vera manna dal cielo”, esordisce don Salvatore Farì, parroco a Castrignano dei Greci, paese della Grecìa salentina e conoscitore del griko, derivato “dalla presenza di colonie greche nel Salento fino alla fine del 1600”. Nella Grecìa “un po’ tutti gli anziani parlano il griko”. In alcuni paesi “anche i più giovani lo capiscono e parlano qualche parola” e “in alcune scuole elementari e medie ci sono docenti e dirigenti scolastici che stanno portando avanti l’insegnamento griko”. Però, accanto a queste “belle iniziative nelle scuole, i ragazzi hanno bisogno del riscontro a casa perché storicamente il griko si tramandava in famiglia”. Sul piano liturgico le iniziative sono affidate ai singoli. “Per quanto mi riguarda – prosegue don Farì – al termine della messa porgo il mio saluto in griko, e a Sternatia (paese di origine del sacerdote, ndr) ogni anno teniamo una celebrazione dedicata alla Madonna con padre Nik di Lecce in rito greco-cattolico”.a cura di Antonio Rubino(26 luglio 2012)