ETICA E SOCIETÀ: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.

Se ne parla da tempo, oggi è sotto gli occhi di tutti. Il concetto è "ri-regolazione", cioè azioni normative positive per mettere ordine. Attenzione, non è tanto il contrario di "de-regulation", come in un andamento ciclico di corsi e ricorsi. Esprime piuttosto la necessità fare i conti stabilmente con la realtà, in particolare in tempi di rapidi cambiamenti. Il discorso è ovviamente generale, vale a livello globalizzato: a più forte ragione interessa l’Italia, che è chiamata a svolgere il proprio ruolo prima di tutto in quel quadro europeo il cui valore la crisi in corso ovviamente fa risaltare. Applicare politiche, indirizzi di ri-regolazione vale a diversi livelli e in diversi ambiti: due in particolare risaltano oggi in Italia. La bolla finanziaria con le sue conseguenze ovviamente ed innanzi tutto, ma anche – e si tratta di un tema di non minore rilievo strutturale – quella che ormai si intende come l’"emergenza educativa". Un processo di ri-regolazione, per essere credibile ed efficace, mette in gioco molteplici attori e richiama un’altra nozione chiave, responsabilità, che, nella più seducente espressione inglese, si definisce accountability. Tutti gli attori sociali devono insomma, per fare riuscire la partita, sentirsi reciprocamente vincolati ad un quadro di norme e comportamenti condivisi e virtuosi. Non è stato un caso che un anno fa la settimana sociale dei cattolici italiani, quella del centenario, fosse proprio dedicata al tema: "il bene comune oggi, un impegno che viene da lontano". In ogni epoca, in ogni momento di passaggio, questa nozione deve essere riarticolata, attingendo ai principi ed ai valori ed applicandola alla situazione concreta. E’ questo il passo giusto per attraversare questo momento di crisi, ritrovando fondamenti e slancio e nello stesso tempo accorciando le distanze , tra le persone, tra le formazioni sociali, tra le classi. Si tratta di ritrovare appunto il senso della realtà, della gerarchia di valori e conseguentemente fare ripartire stabilmente il tessuto sociale. Anche facendo autocritica su due versanti: il vecchio principio sessantottino del "vietato vietare" e quello della rutilante miscela consumistico-comunicativa che l’ha seguita, facendo perdere i confini tra fiction e realtà. Il presidente della Cei d’altra parte recentemente ha insistito tra proprio su prospettive di impegno mirato, quando, proprio alla luce della "sempre più complessa crisi internazionale e dai suoi caratteri per lo più inediti, dovuti a una globalizzazione sostanzialmente poco governata", ha invitato ad applicarsi da un lato "alla soluzione di alcuni importanti nodi", ma contemporaneamente a concentrarsi sulle fasce più deboli, con "misure organiche che diano un minimo di serenità, consentendo ai nuclei famigliari di pianificare le loro prospettive di vita", tendendo "ad una maggiore equità sociale". Che dovrebbe essere l’obiettivo ed una delle strade privilegiate della necessaria ri-regolazione in atto.