PUGLIA
Nel ddl prevista la cooperazione con la Conferenza episcopale. Ma non è presente nella Commissione
Il 14 marzo scorso è stato esaminato per la prima volta dalla Commissione consiliare competente il disegno di legge della Giunta regionale pugliese “Disposizioni in materia di beni culturali”. Il ddl prevede, tra l’altro, la promozione della conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale; la creazione di un sistema regionale integrato dei beni culturali; l’istituzione della Commissione regionale per i beni culturali; la definizione dei compiti di comuni, province e della città metropolitana di Bari. Secondo il ddl, la Regione adotta il programma triennale dei beni culturali e, infine, “coopera con la Conferenza episcopale e con le autorità delle altre confessioni religiose, concludendo intese finalizzate alla valorizzazione e fruizione dei beni culturali di interesse religioso”, di cui all’art. 9 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.Maggiore collaborazione. “La valutazione del ddl è improntata ad estrema cautela; il testo ha già subito modifiche nel passaggio dalla presentazione pubblica”, lo scorso dicembre, “al deposito ufficiale presso il Consiglio regionale”, dicono don Gaetano Coviello, incaricato regionale per i beni ecclesiastici della Conferenza episcopale pugliese (Cep), e Giuseppe Del Prete, responsabile dell’Osservatorio giuridico-legislativo della Cep. Per quanto riguarda la possibilità di un’intesa con la Cep, “le intese post-concordatarie sui beni culturali, a livello generale e a livelli specifici, hanno sancito la collaborazione tra gli enti ecclesiastici e lo Stato”. Il ddl “si colloca nell’ambito del percorso normativo tracciato a livello nazionale dal decreto legislativo 42 del 2004, ‘Codice dei beni culturali e del paesaggio’, prevedendo intese con la Cep sui beni culturali di interesse religioso”; si tratta di un “intendimento apprezzabile, che non costituisce tuttavia una novità”, proseguono. Nel 2004, infatti, “è stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra la Regione e la Cep di efficacia quinquennale, rinnovato per uguale periodo in mancanza di disdetta, mai verificatasi”. “A distanza di sette anni – continuano – la determinazione dirigenziale n. 262 del 2011 in sede di assegnazione di altri contributi ne ha fatto menzione”. In conclusione, “il ddl non fa venir meno il valore del protocollo ancora pienamente attuale, ma costituisce un’occasione per riprenderne l’attuazione, aggiornando i riferimenti normativi e integrando la composizione della Commissione paritetica regionale con i rappresentanti della Direzione regionale per i beni culturali”. Per quanto riguarda la “Commissione regionale per i beni culturali”, che ha poteri consultivi, “non è prevista la presenza di un componente che rappresenti l’apporto ‘tecnico-scientifico’ ed esperienziale degli enti ecclesiastici”, neppure in fase di audizione. “Se il rapporto con gli enti ecclesiastici deve essere improntato alla collaborazione e culminare nelle intese, appare logico che esso sia, da un punto di vista cronologico, collocato anche in una fase precedente e, da un punto di vista sostanziale, che il patrimonio di esperienza e situazioni affrontate dagli enti ecclesiastici possa essere condiviso e valutato in sede di Commissione”. Perciò, “si auspica che la composizione della Commissione sia ampliata in questa direzione e che, nel caso di beni culturali d’interesse religioso, sia quantomeno prevista una forma di audizione”.Apprezzamento ma con dubbi. “È un bel testo che unifica una serie di testi precedenti, disegnando un grande orizzonte, carico di promesse”, dice Riccardo Losappio, responsabile del Progetto culturale della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. “Viene riconosciuto il fatto che i beni culturali servono alla crescita sociale”, prosegue. “In Puglia non si parte da zero, però c’è ancora da fare, come permettere l’emersione dei tanti beni culturali secondari”. Losappio esprime il dubbio che “la legge potrebbe rimanere sulla carta perché promette molto”. La Regione, inoltre, “potrà mettere a disposizione risorse sufficienti?”, si chiede. Nella Commissione che verrà istituita “meraviglia l’assenza di un rappresentante della Conferenza episcopale pugliese per i beni culturali ecclesiastici”, che sono molto diffusi. Una rappresentanza “permetterebbe un maggiore coinvolgimento” e una “più facile presa d’atto della presenza dei beni ecclesiastici”, favorendo – così come prevede il ddl – l’integrazione tra patrimonio culturale e turismo. Integrazione significa che “i beni culturali ecclesiastici e anche quelli non ecclesiastici sono inseriti in pacchetti unici”. Nella Commissione, inoltre, “mancano anche i rappresentanti dei privati”. “Rimane forse irrisolta la questione del personale per la fruizione dei beni”, perché la legge regionale, da cui ci si aspettava qualcosa in più, e la legge nazionale “non aiutano per la fruizione dei beni nel medio lungo periodo”. “La nostra diocesi, infatti, effettua l’assunzione diretta di personale senza alcun aiuto economico” e “grazie alla collaborazione tra uffici beni culturali e amministrativo – conclude – è riuscita a valorizzare i beni culturali intercettando i bandi europei”.a cura di Antonio Rubino(20 marzo 2013)